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Il passo successivo venne talmente spontaneo da risultare quasi dovuto; I Pearl Jam decisero di fare una raccolta di brani live in un unico cd per immortalare il nuovo periodo che si stava aprendo, usci così nello stesso anno “Live on Two Legs”, 16 brani per ricordare il percorso di quasi dieci anni di carriera (Corduroy, Given to fly, Hail, Hail, Daughter, Small Town, Untitled, Mfc, Go, Red mosquito, Even flow, Off he goes, Nothingman, Do the evolution, Better man, Black, F*ckin’up).Le sorprese non erano finite qui; a causa di problemi di salute (almeno così sembra!) il batterista Jack Irons dovette rinunciare al tour dando spazio a quello che molti hanno definito l’unico batterista giusto dopo Dave Abruzzese: Matt Cameron. Il nome non era per niente sconosciuto agli addetti ai lavori, i Soundgarden si erano sciolti da poco e Matt aveva di recente partecipato al tour degli Smashing Pumpkins, non aveva una collocazione fissa quindi l’occasione non poteva sfuggire a Eddie e compagni, inoltre l’esperienza di “Temple of the dog” aveva lasciato il segno, insomma le premesse erano perfette.Per l’ennesima volta i Pearl Jam si trovavano ad affrontare un cambiamento interno che apriva nuovi spazi creativi; lo stile di Cameron diede una corposità totalmente diversa, il suono risultava più ovattato e alcuni brani sembravano ritmicamente molto simili tra loro, i paragoni con i predecessori furono inevitabili ma bisognerà aspettare il disco successivo per capire veramente cosa poteva dare questo nuovo elemento alla musica dei Pj.Nel 1999 la band partecipa con due cover (Last Kiss, Soldier of Love)a un LP per la raccolta di fondi in favore dei rifugiati del kosovo dal titolo “No Boundaries”, confermando una sensibilità notevole verso argomenti così importanti e delicati.Nei primi mesi del 2000 esce “Nothing as it seems” primo singolo del nuovo attesissimo album; all’interno troviamo un altro nuovo brano “insignificance” e una nuova versione di “Better man” e “Footsteps”. Bisognava aspettare per capire cosa sarebbe cambiato con una parte ritmica nuovamente diversa…l’attesa è stata premiata!Quello che colpisce di “Binaural” è ancora una volta, ancora di più che in Yield, la corposità dei brani e la loro concretezza musicale, l’energia è ancora la stessa dei primi tempi (Ten, Vs, Vitalogy…) e questo stupisce ancora di più proprio perché sono passati dieci anni dal debutto del gruppo.Matt Cameron è libero di dare sfogo alla propria fantasia (sua è la struttura base di Evacuation)e passa da brani tiratissimi (Gods’ dice, Grievance, insignificance…)a ballate veramente emozionanti (Of the girl, Light years, Thin air…)trovando finalmente la dimensione giusta.Arriviamo così ai giorni nostri; è passato ormai un anno abbondante dal tour di Binaural e dall’uscita dei 73 cd live che ripercorrono praticamente tutto il percorso fatto on the road dai nostri cinque; nessun gruppo aveva azzardato tanto prima d’ora!Cosa ci aspetta ora?Chi ha avuto la fortuna di vederli dal vivo più di una volta sa cosa vuol dire attendere un loro nuovo disco ma soprattutto un nuovo tour; sicuramente sarà l’ennesima sorpresa!Credo, è sempre un parere personale, che pochi gruppi siano riusciti in questi ultimi anni a mantenersi coerenti nella loro produzione musicale, non tanto per lo stile quanto per la passione che trasuda dal loro lavoro fatto in studio e fuori!Mi sono permesso di omettere alcune cose per evitare di fare una biografia troppo lunga e magari noiosa, ho puntato più sulla passionalità del momento; se qualcuno è interessato a notizie più dettagliate sarò felice di accontentarlo per quello che posso…intanto aspettiamo Novembre con trepidazione!!! Trips.
Articolo del
09/10/2002 -
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