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La fase successiva della carriera dei Pearl Jam è fatta di esperienze molto diverse tra loro a cui i quattro si dedicano con grande entusiasmo; Jeff Ament con i suoi Three Fish, formati già da qualche tempo, porta avanti altri progetti in cui sperimenta nuova musica;Stone Gossard continua il suo lavoro con i Brad ( Shame è del ’93), Eddie Vedder duetta con Nusrat Fateh Alì Khan nella colonna sonora del film “Dead man walking”, Mike Mc Cready partecipa invece alla colonna sonora del film “The cable guy, collabora con gli Screaming Trees e partecipa al debutto dei Tuatara di Peter Buck.; ma l’evento più significativo, dopo l’uscita di Vitalogy, è sicuramente la collaborazione con uno dei più grandi Rocker degli ultimi vent’anni: Neil Young.Con lui registrano l’album dal titolo Merkinball (’95) in cui compaiono i singoli “I got I.D”e “Long Road”.Ricchi di queste esperienze ritornano in studio per portare a compimento il loro quarto album che vedrà la luce nel 1996 con il titolo di “No Code”; a sostituire Dave Abruzzese troviamo Jack Irons, ex Red Hot Chili Peppers, che da alla parte ritmica dei PJ un colore completamente diverso, più grezzo ma molto meno squillante di quello dei primi due album.Se Vitalogy era stato quello della maturità, questo sembra essere il disco più sperimentale della carriera dei Pearl Jam. I brani sono molti, tredici per essere precisi, ma a differenza degli altri LP, quelli che colpiscono al primo ascolto non sono i brani più “tirati” ma quelli d’atmosfera.”Off he goes” è un brano che, personalmente parlando, potrebbe essere ascoltato centinaia di volte senza annoiarsi mai, così come “Present tense” o “Around the bend”. Il disco non vendette moltissimo e non scalò le classifiche come i precedenti ma trasuda comunque di quell’energia che i Pearl Jam non smettono mai di dare, ne sono l’esempio brani come “Habit”, “Lukin”e “Hail, Hail” tanto per citarne alcuni. L’uscita di No Code riportò i Pearl Jam in tour dopo due lunghi anni a causa della loro battaglia contro l’eccessivo costo dei biglietti e la scelta di stare lontani dai riflettori.Inutile dire che l’evento fu accolto con grandissimo entusiasmo da tutti i fans del quintetto di Seattle.A causa della scelta di non avvalersi dell’organizzazione della Ticketmaster il tour fu molto meno denso dei precedenti ma soddisfò comunque le aspettative.All’indomani del secondo concerto di Lisbona che chiudeva la tournè europea Eddie Vedder era a Roma e componeva, in un casale della Giustiniana, uno dei brani che sarebbero comparsi nell’album successivo;Stone Gossard si preparava a registrare oltreoceano il secondo album dei Brad, Interiors, e il bassista Jeff Ament si prendeva una vacanza.L’idea era quella di ritrovarsi più in là per incidere l’erede di No code. A differenza dei dischi precedenti, in cui le prove e le registrazioni venivano fatte in tempi molto brevi se non addirittura prenotando lo studio nelle città toccate durante i tour, questa volta l’intenzione era quella di rimanere nello stesso studio (a Seattle) e prendersi tutto il tempo necessario. Le session di registrazione di Yield durarono parecchi mesi, durante i quali la band continuava ad entrare e ad uscire dalla sala d’incisione.Furono interrotte da diversi eventi, tra cui il tour dei Brad, la partecipazione di Eddie insieme a Pete Townshend alla House Of Blues di Chicago e la trasferta dello stesso Vedder e di Mike Mc Cready a Washington DC per il concerto pro-Tibet.Quando i due parteciparono a questo concerto molto del materiale di Yield era pronto. A differenza dei precedenti quest’album vide la partecipazione di tutta la band alla scrittura dei testi, solitamente “monopolio” di Eddie, dando una sensazione di affiatamento ancora maggiore; arrivati alla conclusione del lavoro con più di trenta pezzi, tra i quali scegliere la tracklist definitiva, Yield si presentò così nel 1998: Brain of J, Faithfull, No way, Given to fly, Wishlist, Pilate, Do the Evolution, , Mfc, Low Light, In Hiding, Push me Pull me, All those Yesterdays. Il risultato soddisfaceva a pieno il gruppo che ripartiva così per un nuovo tour con una rinnovata energia e la consapevolezza di aver fatto un ottimo lavoro.
Articolo del
30/09/2002 -
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