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Sono passati ormai ben undici anni da quando i Pearl Jam fecero il loro debutto discografico con uno dei dischi che ha lasciato un segno indelebile nel cuore di molte persone e nel panorama rock di questi ultimi anni. Era il 1991 quando la Epic si interessò a quello che poi tutti avrebbero conosciuto con il titolo di TEN; gli undici brani del disco (Once, Even Flow, Alive, Why Go, Black, Jeremy, Oceans, Porch, Garden, Deep, Release) emanavano un energia impressionante; i suoni ruvidi delle chitarre di Stone Gossard e Mike Mc Cready, il basso di Jeff Ament e la batteria squillante di Dave Krusen (che parteciperà solo al disco) colpivano per la loro compattezza, ma quello che lasciò tutti impietriti era la bellezza della voce di Eddie Vedder, un timbro così caldo non si sentiva da molto tempo. Nel giro di due anni Ten venne pubblicato in più paesi riscotendo un consenso notevole e scalando le classifiche mondiali; nel dicembre del 1992 uscì in sole 5000 copie un’edizione speciale del disco contenente tre bonus-tracks: “Alive”dal vivo, “Wash” e “Dirty Frank”, tutte già presenti nei quattro singoli precedentemente pubblicati (Alive, Even Flow, Jeremy e Oceans).Quello che ha permesso ai Pearl Jam di arrivare al punto in cui sono oggi è sicuramente legato al destino di tanti piccoli gruppi precedenti in cui si sono formati musicalmente i suoi componenti, ne cito alcuni tanto per farci un idea visto che in Italia poco ne abbiamo saputo: “ Ducky Boys, Limp Richards, Mr Epp, Spluii Numa, Green River, Mother Love Bone”.Di questi nomi forse gli unici che ci dicono qualcosa sono gli ultimi due; l’ultimo in particolare vedeva nelle sue fila sia Stone Gossard che Jeff Ament.La morte nel1990, per overdose, del cantante dei Mother Love Bone, Andrew Wood, fu il motivo della pubblicazione del cd “Temple of The Dog” in cui comparivano come musicisti Chris Cornell e Matt Cameron dei Soundgarden, Stone Gossard, Mike Mc Cready, Jeff Ament e il nuovo arrivato, direttamente da San Diego, Eddie Vedder.Dopo l’uscita di questi due LP si aprì per i PJ un mondo completamente nuovo, le varie polemiche scatenate da dichiarazioni del leader dei Nirvana, Kurt Cobain, furono subito sfruttate dalla stampa per creare un alone di sospetto intorno al nuovo fenomeno nato da Seattle; la risposta dei Pearl Jam fu silenziosa, cominciarono a non rilasciare più interviste e continuarono a lavorare come meglio sapevano, rinunciando anche a comparire in televisione nonostante il successo riscosso dai video di Even Flow, Alive e Jeremy (vincitore anche di un grammy) e dall’unico unplugged trasmesso da MTV. Al termine del tour che li aveva visti fare da supporto agli U2, nel 1993, tornarono in studio di registrazione per terminare il loro secondo lavoro.L’11 ottobre uscì Vs che balzò in vetta alle classifiche statunitensi dopo aver venduto 950.000 copie in soli sette giorni.Anche in questo caso i singoli furono quattro: Animal, Daughter, Dissident e Go. L’attività della band nei primi sei mesi del 1994 fu davvero febbrile, oltre al tour, in cui erano impegnati, portarono avanti una battaglia contro la Ticketmaster rea di aver alzato il prezzo dei biglietti per i concerti ad un prezzo assurdo. Oltre a questo era anche in cantiere il terzo disco previsto per l’autunno successivo; la situazione si complicò maggiormente quando Dave Abruzzese, batterista subentrato al posto di Dave Krusen ai tempi del tour di Ten, lasciò la band durante l’estate per motivi ancora oggi non troppo chiari. Fortunatamente le registrazioni dell’album erano terminate ed il nome di Dave compariva nei credits di “Vitalogy”.L’uscita di quest’album fu per i Pearl Jam un momento molto importante; la band era notevolmente maturata e il disco ne fu la testimonianza più concreta. Canzoni come “Spin the black circle”, primo singolo, Not for you, Better man, Corduroy, nothimgman e Immortality sono solo alcuni dei titoli che compongono un disco che al primo ascolto risulta difficile ma tremendamente diretto, per alcuni addirittura il miglior disco della band di Seattle.
Articolo del
16/09/2002 -
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