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Sonorità ventrali, atmosfere intense e una liricità drammatica: questi gli ingredienti che permettono ai Mission di Wayne Hussey, chitarra e voce, nati nel 1986 da una costola dei Sisters Of Mercy, di essere ancora uno dei gruppi guida nell’ambito del “gothic rock” inglese. Rigorosi e fermamente intenzionati ad offrire il meglio del loro repertorio al pubblico accorso in buon numero al Circolo, i Mission si fanno precedere da un “intro” volutamente pomposa e retorica, quando poi da una nuvola di fumo si intravedono in dissolvenza le figure dei musicisti che entrano in scena - dove campeggia un simbolo runico oscuro ed inquietante - ci sentiamo subito a nostro agio. La carica elettrica contagiosa di “Afterglow”, il ritmo incalzante di “Evangeline“, tratta da “Aura”, così come la bellissima “Slave To Lust” ( perfettamente in tono con la T-shirt indossata da Wayne) accendono la miccia e scaldano l’ambiente. La voce di Hussey è come sepolta dal volume della sezione ritmica, ma forse è una scelta, perché dopo scopriamo che Wayne è preda di una forma influenzale e soffre di un forte mal di gola. Si continua con “Wing In A Prayer” alla quale fa seguito la stupenda “Breath Me In“, il nuovo singolo, uscito questa estate su un mini cd intitolato “Light The Candles”. L’esecuzione di “In Denial” poi precede uno dei momenti più attesi della serata, la riproposta corale della struggente “Butterfly On A Wheel“, uno dei pezzi forti del repertorio dei Mission, il segnale di quell’indirizzo melodico che tempo fa li portò alla separazione dai Sisters Of Mercy. E’ un piacere riascoltare quelle note piacevolmente vibranti, quei passaggi che mescolano insieme passione e tenerezza e che sfociano poi in un “love breaks the wings of a butterfly on a wheel” eseguito “ a cappella” da tutti i presenti. Poco dopo però un guasto al generatore provoca la sospensione del concerto: Wayne e gli altri della band ne approfittano per concedersi una pausa ed un bicchiere di vino, quando poi tornano sul palco, tutto è meglio di prima, a cominciare dal suono. “Family” e “Serpents” , in rapida successione, e poi una lunghissima versione, elettrica e tirata fino all’inverosimile di “ Deliverance” che rende il Circolo simile ad una bolgia infernale “brother, sister, give me, give me, deliverance!” è un urlo da stadio, è un grido liberatorio, catartico, che ci coinvolge tutti. La struttura del brano ricorda “Gimme Shelter” dei Rolling Stones, ma forse è solo una mia suggestione, mentre è quanto mai reale la citazione di “Like A Hurricane” di Neil Young eseguita quasi con devozione dai Mission. Dopo un’ora e mezza, Wayne sente di non farcela con la voce: si assicura che il pubblico sia felice, sia appagato, chiude il concerto con un brano storico come “ Wasteland “ . Ritorna solo per le insistenze di quanti in prima fila ne vogliono ancora, ci regala “Tower Of Strength“, accorata ed intensa come la ricordavamo e poi via, di nuovo sul pullman, in viaggio per Barcellona, per donarsi ancora! “Give me, Give me, Deliverance, Deliverance, Deliverance!” cosa chiedere ancora?!
Articolo del
17/10/2005 -
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