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Una delle correnti del movimento post-punk americano di metà anni '80 ebbe l'idea di riappropriarsi delle radici degli anni '60, caratterizzate da spiccate melodie pop e accenti psichedelici soprattutto nell'uso della chitarra, questo genere fu chiamato JANGLE POP (con alcuni tratti somatici anche di derivazione folk) quando arrivarono da Athens i R.E.M. E' bene chiarire che non si trattava di un movimento mainstream, anzi i testi erano spesso criptici ed il sound crudo e quasi amatoriale nella sua produzione, ed ebbe il suo massimo sviluppo tra il 1984 ed il 1987 grazie a formazioni provenienti dal sud (appunto Stipe & C., Let's Active, The dB's ecc.) ma anche a band di casa nella West Coast ed assimilabili al sotto genere chiamato PAISLEY UNDERGROUND più votato alla psichedelia. Gli artisti in questione non erano necessariamente dei revivalisti, piuttosto fondevano le chitarre bizzose e le melodie dei sixties con il guitar pop proprio della decade ottantiana. La scena scomparve molto presto e come per il jangle pop, l'interesse per quasi tutte le band che ne fecero parte, declinò inesorabilmente... R.E.M. a parte si intende! Nati a Los Angeles nel 1981, i The Rain Parade sono una delle migliori sensazioni del periodo Paisley Underground, grazie all'enorme flavor psichedelico presente sul primo album "Emergency 3rd Rail Power Trip" (1983), composizioni sognanti che spingeranno David Roback ad uscire dalla line-up per andare a formare gli Opal insieme alla bassista dei Dream Syndicate (Kendra Smith) e dopo un album ad unirsi alla straordinaria Hope Sandoval per dar vita agli eterei Mazzy Star. Tornando ai Rain Parade l'anno dopo ecco "Explosions In The Glass Palace", solo venti minuti di musica per un'altra testimonianza dell'amore per il vero spirito psych, una breve esistenza folgorante che si concluderà con un live album (1985) ed un ultimo (1986) impalpabile lavoro. Matt Piucci suonerà con i Crazy Horse di Neil Young mentre John Thoman nella band Viva Saturn. Tra le formazioni più importanti degli ultimi vent'anni vanno inseriti i Dream Syndicate di Steve Wynn, che in un periodo nel quale le nuove tecnolgie elettroniche stanno prendendo il sopravvento, decidono di rifondare il sound contemporaneo esclusivamente sulla chitarra. Anche loro fondati nel 1981 nella città degli angeli, esordiscono con un Ep omonimo devoto ai Velvet Underground (1982), sull'etichetta di Wynn la Down There. Il debutto è di quelli che rimangono nella storia, "The Days of Wine & Roses" dello stesso anno, è vero capolavoro portato come fonte d'ispirazione una decade più tardi, da band come Nirvana e Black Crowes. I Dream Syndicate sono i leader incontrastati del Paisley Underground, la West Coast torna a vivere stagioni d'oro, l'album è derivativo come detto a Lou Reed e soci, ma anche ai mai troppo incensati Byrds e alle trame dei Doors, che ha nelle nove tracce un classico epocale come l'indimenticata title track. Altri ottimi album seguono nel palmares della band, ma anche molti cambi di line-up che segnano "Medicine Show" (1984), "Out of the Grey" (1986) e "Ghost Stories" (1988). "Live at Raji's" del 1989 è l'epitaffio sonoro di una formazione splendida che ritroveremo a tratti negli album solisti di Wynn e nei suoi Gutterball, come detto Kendra Smith formerà gli Opal e registrerà due album a proprio nome, mentre Mark Walton farà parte dei Continental Drifters. Conosciuti come The Salvation Army intorno al 1982, i Three O'Clock rappresentano l'esempio classico della scena del Paisley Underground, incorporando a se gli stilemi della psichedelia passata (Byrds) con le melodie degli insuperabili Beatles. Dopo un omonimo album con il vecchio nome, la band realizza "Sixteen Tambourines" (1983) un disco di irresistibili anthem pop, ciliegina sulla torta poi con la cover dei Bee Gees "In My Own Time", dove la voce di Michael Quercio raggiunge vette di prima eccellenza. "Arrive Without Travelling" e "Ever After" (85 ed 86) sono i due successivi passi, che porteranno al conclusivo "Vermillion" (1988) dopo un cambio di line-up. Arrivano invece da Tucson i grandi Green On Red, che con il primo omonimo Ep di debutto (1982 sulla label di Wynn) segnarono la linea illuminante del movimento, tracciando anche quella per gli anni a venire, se è vero che band come Wilco e Son Volt hanno adottato nel DNA quella luce che la band riuscì a far uscire in quegli anni. Il primo full lenght "Gravity Talks" (1983) non è un disco fondamentale tuttavia se paragonato ai lavori successivi, ma pur sempre testimone di quanto importante sia stata la lezione dei Creedence piuttosto di quella dei 13Th Floor Elevators. Il secondo "Gas Food Lodging" (1985) tocca l'apice creativo dei Green On Red, la tradizione country e le radici della psichedelia americana si chiarificano unite ai testi populisti di Dan Stuart, in piena epoca reganiana, con l'aggiunta nella band del chitarrista Chuck Prophet. Il successo però arriva nello stesso anno con "No Free Lunch", una sorta di Ep che supera i 24 minuti di musica, ed un contratto su major che li sponsorizza anche in UK. Dan Stuart si prende una pausa e con Steve Wynn realizza un album come Danny & Dusty ("Lost Weekend", 1985), prima di riprendere con i Green On Red che licenziano altri tre album (tra il 1987 ed il 1989) con un interesse da parte del pubblico in deciso calo. Chris Cacavas lascia i compagni, mentre Prophet e Stuart fanno uscire ancora due lavori per soddisfare l'audience europea ('91 e '92) prima di mettere la parola fine ai Green On Red. (continua nella 2a Parte...)
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
17/09/2005 -
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