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Non ci fischiavano le orecchie così, alla fine di un concerto, dai tempi di una gig degli Oneida cui assistemmo un paio d’anni fa, e questo fatto dovrebbe già, di per sé, darvi un’idea dello spietato assalto sonoro a cui ci hanno sottoposto i Modey Lemon. Che, diciamolo subito, sono una gran bella band e tra le più interessanti realtà emergenti degli ultimi tempi. Phil Boyd, chitarre e voce, Paul Quattrone, batteria, e l’Ing. Jason Kirker, tastiere o basso a seconda delle esigenze contingenti, sono saliti sul palco dello Zoobar dopo la breve esibizione del supporto locale Cat Claws, band guidata da una front-woman che ha riproposto con perizia gli stilemi diffusi in passato da X-Ray Spex e Elastica, per fare due nomi. Con la bandiera della loro cittadina di provenienza, Pittsburgh in Pennsylvania, a fare da sfondo, i Lemon hanno cominciato fin da subito a “pistare”, come si dice nella Capitale, proponendo la loro personale versione di garage-psych-punk proposto nei loro ultimi due album, “Thunder & Lightning” e il recente “Curious City”, con in particolare “Crows”, “Predator” e l’ultimo singolo “Sleepwalkers” a riscuotere l’approvazione di un pubblico poco numeroso ma partecipe. Nel complesso, i Modey Lemon ci sono piaciuti di più quando si sono tenuti ancorati al garage, meno quando si sono spinti verso lande psichedeliche con momenti à la Sonic Youth e Oneida. E comunque, dal vivo appare chiaro che i tre possiedono delle belle individualità chiare e distinte che non gli nuoceranno nel prosieguo della loro vita artistica: Boyd il frontman belloccio con la lunga criniera e la fascia in testa, Kirker lo scienziato pazzo maestro nel creare e distorcere i suoni; e poi il più grande di tutti, Paul Quattrone, più che un batterista una macchina capace di sostenere un’ora di ritmi impossibili, è lui il vero perno del garage-sound tritatutto dei Modey Lemon, è lui che regge tutta la baracca con una bravura fuori dal comune. Il trascinante set del trio di Pittsburgh è durato un’oretta scarsa, compreso un unico bis in cui hanno eseguito l’esplosiva “Tongues (Everybody’s Got One)” tratta da “Thunder & Ligtning”. Dopodichè, tutti a casa: c’era davvero troppo poco pubblico perché i Lemon potessero dare di più, in fondo per loro questa era solo una sorta di sgambatina prima di affrontare il primo vero impegno serio del tour europeo, un concerto al Forum di Londra il 1° giugno in cui faranno da supporto nientemeno che ai riformati Dinosaur Jr. Per non parlare della loro presenza il 25 al festival di Glastonbury, una di quelle occasioni alla “o la va o la spacca” in cui le band hanno la grande occasione di fare un salto di categoria: salto che i Modey Lemon, per quello che si è visto e sentito allo Zoobar, avrebbero tutte le potenzialità di fare...
Articolo del
25/05/2005 -
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