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E’ stata una di quelle serate che vorresti non finisse mai. Non c’erano più poltrone disponibili, e la Sala Petrassi si è rivelata troppo angusta per quanti avevano avuto modo di apprezzare “I Am A Bird Now” il secondo album di Antony, che molti già considerano uno dei dischi migliori dell’anno. Introdotto da un breve “set” acustico dei suoi Johnsons, Julia Kent al violoncello, Rob Moose, chitarra acustica e violino, Max Moston, violino e Jeff Langston, chitarra basso, Antony si accomodo al piano e in un silenzio irreale comincia a cantare al cielo le sue ballate, tutte improntate ad una forma tutta particolare di “soul” bianco dal quale è praticamente impossibile non farsi catturare. I vocalizzi di “Lady Story “ dal nuovo cd arrivano diritti al cuore, così come le note delicate di “Cripple And The Starfish”, l’album d’esordio, che adesso è in frettolosa ristampa. L’esecuzione poi di “For Today I Am A Boy” è un momento emozionante, é una sorta di racconto autobiografico racchiuso in strutture armoniche tali da poter dignitosamente rivestire la volta celeste. “Per adesso sono solo un ragazzo, ma un giorno diventerò una donna bellissima ” canta Antony, e convoglia per intero tutta l’ansia, tutto il desiderio di trasformazione di questo interprete inglese che raccoglie l’eredità di personaggi come Marc Almond e Boy George e possiede tonalità e modulazione vocale degne di una Nina Simone. Subito dopo esegue “Crackagen” e “The Lake” dall’e.p. omonimo, e poi ancora “ Loneliness ” un brano scritto da un hobo che Antony ha conosciuto a New York. “Guests” invece è una “cover version” di una canzone di Leonard Cohen, mentre con “You Are My Sister” una canzone d’amore bellissima, tratta ancora dal nuovo disco, crescono in sala sia l’ammirazione che la commozione per un interprete angelico, assolutamente a proprio agio nel raccontare con delicatezza del suo gusto estetico, della sua diversità. Saluta il pubblico, “quanti hanno la fortuna di vivere a Roma”, e confessa una sua avventura amorosa vissuta qui in passato, una storia finita male, ed esegue “ I Fell In Love With A Dead Boy”, un brano di una bellezza straordinaria. E ancora “ Be My Husband and I’ll Be Your Wife”, quella “ River Of Sorrow” che era il brano migliore del suo disco d’esordio, “Soft Black Stars” e una versione a dir poco toccante, inizialmente per soli piano e voce di “Bird Gerhl”, dal nuovo album, che si dipana poi in un crescendo senza uguali, con la sezione d’archi degli Johnsons che interviene ad innalzare in dono l’offerta di sé dell’amico Antony, garbato e discreto, delizioso e leggero come quegli uccelli di cui descrive il volo, e che cerca da sempre di imitare. Su “ Dust And Water” (Water And Dust) invita il pubblico a cantare con lui, che prende spunto dagli ingredienti fonamentali di cui è composta nostra madre la Terra, poi all’improvviso la sua vocalità eterea subisce un calo, e Antony non arriva a reggere le tonalità alte di “ Hope There’s Someone”, chiede un aiuto al pubblico, finisce il brano, ma poi saluta tutti i presenti. Acclamato a gran voce, torna per un’altra canzone, ma quando tutti gli chiedono di eseguire la sua versione di “A Perfect Day”, lui li accontenta solo in parte, scegliendo sempre dal repertorio di Lou Reed, ma con i Velvet Underground, una canzone come “Candy Says”, al termine della quale non ci resta che alzarci, in silenzio, per trattenere il più a lungo possibile nell’anima il suono della sua voce.
Articolo del
04/05/2005 -
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