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Jam
This is the Modern World (Prima Parte)
17/06/2002
di
Fabrizio Biffi
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“La prima volta che mi sono interessato ai mod fu nel 1974. Non ricordo bene come e perché. Probabilmente fu dopo aver visto la foto di un gruppo o dopo aver letto le lettere inviate da alcuni mods originari al “New Musical Express” in cui veniva descritto il loro stile di vita di quei tempi. Il mio interesse era, comunque, profondo. In quel periodo odiavo profondamente la musica degli anni Settanta: la odiavo in blocco. C’erano le inconcludenti coglionate glam, il nonsense della musica soft e la terribile MoR radiofonica. Bowie e Bolan erano ok, ma perdevo interesse anche in loro dopo il terzo o quarto Lp. Fino a quando non arrivarono nel 1974 i gloriosi e liberatori Sex Pistols”(P.W.). Raccontare la storia dei Jam di Paul Weller è molto semplice. Non altrettanto in sintesi si può risolvere tutto quello che l’effetto Weller si è trascinato dietro di sé negli anni successivi, dopo la conclusione della sua prima esperienza. I Jam sono un trio (atipico) che nasce nel 1975 a Woking, una piccola cittadina del Surrey a pochi chilometri da Londra. Weller, insieme al bassista Bruce Foxton e al batterista Rick Buckler e al chitarrista Steve Brookes. si avventurano nei loro primi piccoli tour nei sobborghi di Londra, il manager è il padre di Paul ed il primo repertorio è imperniato sulle cover di Chuck Berry e consistenti richiami al repertorio Motown. La presenza di Steve Brookes nei Jam dura pochi mesi. Nel 1976 la band di Weller comincia una vera e propria marcia su Londra, complice il ciclone Sex Pistols. In un assolato pomeriggio di quell’anno, Weller e soci arrivano a Soho Market scaricano gli strumenti dal camioncino e improvvisano una gig. Il look di Paul Weller, con il suo impeccabile stile, i testi delle canzoni incentrate sulla cultura e l’evoluzione sociale dei kids inglesi della media borghesia, il richiamo a Pete Townshend e a Steve Marriott (degli Small Faces) sono fattori che portano la critica musicale ad associare ai Jam l’immagine della mod band. L’esordio su vinile è del 1977. Il gruppo firma per la Polydor e di lì a poco esce “In the City”, il primo singolo. L'album omonimo è tiratissimo e si richiama senza mezzi termini agli schemi della prima ondata punk. Nel 1978 in Inghilterra si può parlare di un vero e proprio culto per il gruppo di Weller che viene adottato soprattutto dai teenagers. Weller non nasconde un certo fastidio rispetto alla ribalta e la notorietà. Nonostante la decisa e contraddittoria dichiarazione di estraneità di Weller al movimento del Mod Revival del 1979, il rapporto tra i Jam ed il pubblico mod britannico è legato a doppio filo. Nei cinque anni di vita della band non c’è mai stata una flessione nello stile e l’immagine modernist della formazione di Woking. “La nostra immagine non è un trucco pubblicitario ma va di pari passo con la musica che facciamo. Per noi è naturale suonare quello che piace ai mods, in fondo si tratta di avvicinarsi alla vera cultura giovanile, non a quella inconsistente a cui si rivolgevano gruppi come i Led Zeppelin e gli Yes, ma quella che conosce i dischi del passato e non esita a prendere in mano una chitarra per suonare le sue cover preferite”. E’ questo il taglio netto, se ce ne fosse ancora bisogno, tra Weller e il resto della musica rock inglese. L’uscita del secondo Lp, This is the Modern World, consolida l’immagine dei Jam come una sferzante realtà più vicina al punk. Moder World entra nelle classifiche inglesi. Ma questo è il primo momento di crisi per il leader dei Jam: Weller medita di abbandonare la scena.... (Fine Prima Parte)
Articolo del
17/06/2002 -
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