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Per quanto tempo ancora ricorderemo le sue gesta?! Assordante e strabordante, provocatoria in ogni sua sexy giaculatoria, sfacciata, eccessiva…in pratica è lei la vera regina della scena post punk attuale. Preceduta da un set godibile e martellante dei Kisso Gram, un duo germanico di disco-pop, Merril Nisker, 36 anni, originaria di Toronto, Canada, ma residente a Berlino, più conosciuta come Peaches, ex maestra di scuola materna, illuminata sulla Via di Damasco e redenta dal rock and roll, prepara con cura il suo ingresso sul palco. Dagli amplificatori echeggiano le note ventrali del basso di J.J. Burnel e la voce di Hugh Cornwell degli Stranglers che eseguono un brano che - indovinate un po’- si intitola “Peaches”. E’ il momento!!! Stretta all’interno di un abitino corto, con un paio di stivali alti di pelle nera, e con una vistosa parrrucca bionda, Peaches entra in scena. Questa volta, al contrario della sua prima esibizione romana del settembre scorso, imbraccia una chitarra elettrica argentata, la percuote, la strofina come meglio può, a lei interessa solo quel suono, è innamorata di quel fragore! E’ il suo biglietto da visita, quello che succede dopo è tutto un susseguirsi di eventi degni di un fantastico incubo, un incrocio ideale fra il set dei porno-movie di John Holmes, quello del Rocky Horror Picture Show e de La Notte dei Morti Viventi. Uno sballo totale! “ I U She” non è altro che la riproposta in chiave “electro-clash” del triangolo caro al più ruspante Renato Zero. “Non devo fare una scelta, io, tu e lei o lui, te ed io!” urla selvaggia Peaches mentre comincia a spogliarsi. Rimane in reggipetto nero quando viene raggiunta sul palco da due fantastiche stangone teutoniche dotate di una lunga barba nera, di occhiali a specchio e di falli di gomma che spuntano irriverenti dalle loro mutandine. La scenografia prescelta é tratta dalla foto di copertina di “Father Fucker” il suo ultimo disco, dal quale esegue “ Shake Yer Dix”. Peaches gioca con il microfono, se lo infila nelle mutande, fino al punto giusto, e inizia a spingerlo dentro, poi lo riprende in mano, se lo infila in bocca, mima con fare quanto mai esplicito un rapporto orale, resta a braccia larghe, quasi fosse impossibilitata a resistere, indifesa. L’eccitazione è alle stelle! “I’m The Kinda” e si dimena come un’ossessa appesa ad un’asta in orizzontale sul palco “Sono io il genere di mignotta di cui tu hai bisogno!” grida a suarciagola in un bombardamento di suoni lenti, ossessivi, cadenzati ed elettrici. Indossa un paio di occhiali scuri e un giacchetto, si toglie le mutande, resta con un perizoma nero, di piume, “Back It Up, Boys” con le due teutoniche che ritornano, questa volta solo per mostrare ad un pubblico in delirio quanto possa essere fantastico il loro posteriore! Peaches si muove come una indemoniata, si cambia d’abito mille volte, si strappa la T-shirt, si lecca le ascelle con la lingua, esegue “I Don’t Give A…” sulla base di “Bad Reputation” di Joan Jett. E ancora la fantastica e corrosiva “Rock Show” tratta dal suo primo album, “Suck and Let Go”, “Cum Undun” e “Stuff Me Up”. Questa volta le teutoniche hanno le sembianze di due micione nere impellettate, la prendono, la legano ad una sedia con il filo del microfono, in una sorta di rituale sado-maso. Lei si scioglie, scappa, loro la inseguono, è un divertimento senza fine, basi hip hop e una vocalità propria del rap si mescolano al punk e alla techno-dance. Uno schermo compare sul palco e vengono proiettate le immagini di una versione “live” del duetto di “Kick It”, che l’Iguana ha registrato appositamente per questo tour di Peaches. Sembra che Iggy Pop sia proprio lì sulla scena e sebbene i due interagiscano solo in maniera virtuale, l’effetto è fantastico. Tornano le stangone, questa volta in bikini nero: dalla parte di sopra spuntano grappoli d’uva, dagli slip una banana che viene sbucciata lentamente in pubblicoUn delirio! Peaches si avventa famelica sul frutto del peccato e lo fa suo, yeaaaaah!!!Ancora “AA XXX” e “Hot Rod” mentre, non vista, Peaches assume qualcosa e lo trattiene in bocca. Dopo pochi attimi inizia a vomitare sangue e a sputare sul pubblico. Un massacro! Esce di scena, si sentono dei gemiti di piacere mentrel’altoparlante avverte che Peaches sta facendo sesso nel “backstage”, poi lei stessa legge un comunicato “Scusate se vi ho sputato addosso, ma volevo dirvi che non ho nessuna malattia. Voglio anche farvi sapere che mi è rimasta addosso una gran fame, ho una gran voglia di… di fica, di tette, di cazzo!” Siamo tutti storditi, calpestati e confusi! Peaches riappare, l’atmosfera è sempre più calda, lei esegue “ Fuck The Pain Away” quello che si può ben definire il suo inno esistenziale, il manifesto della sua filosofia di vita, quindi ci regala “Gay Bar” una “cover” degli Electric Six, fa il verso a Yoko Ono su “Kiss Me” e termina così uno show memorabile che dà il ben servito alle “performances” patinate e all’erotismo da educande di tante affermate sedicenti “rockstars”al femminile… Sex and Drugs and Rock and Roll, come diceva Ian Dury, per sempre!
Articolo del
07/04/2004 -
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