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“Sono qui per distruggere le basi culturali dell’Italia” esordisce ironico David Byrne davanti al numeroso pubblico che affollava in ogni ordine di posto la Sala di Santa Cecilia e subito dopo intona l’aria di “Un dì felice, eterea” dal Primo Atto de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, forse il brano più discusso di “Grown Backwards” il suo ultimo album. L’impatto è strano, perlomeno bizzarro, ma all’ex leader dei Talking Heads piace sorprendere e poi la sezione di archi del gruppo che lo accompagna dal vivo offre un supporto prezioso a tanto divertito lirismo epico e questa tappa romana del “My Backwards Life Tour” parte nel modo giusto e la citazione lirica non è altro che il preludio ad una gustosa miscela di ballate country, atmosfere esotiche e percussioni africaneggianti. -----------------La prima parte del concerto è tutta incentrata sulla presentazione delle nuove canzoni fra le quali emergono in quanto a valenza melodica e per uno stampo vagamente beatlesiano “She Only Sleeps” e “The Other Side Of This Life”, brani che indicano una certa presa di distanza dalla produzione del periodo della Luaka Pop, troppo influenzato dalle contaminazioni derivate da scorribande brasiliane e così tipiche della “world music”. Byrne torna alla forma della “pop song” melodica, calibrata e intelligente, privilegia l’approccio acustico e, anche quando concede delle sane rivisitazioni del periodo punk con i Talking Heads, lascia che la partitura solista dei violini prenda il posto della chitarra elettrica. Un’esperimento senz’altro interessante, le esecuzioni di “Life During Wartime” e di “I Zimbra” sono affascinanti e catturano l’ascolto anche dei “punk-rocker” più nostalgici. Altra novità assoluta l’interpretazione di “Ausencia” di Cesaria Evora, tratta dalla colonna sonora originale del film “Underground” di Emir Kusturica. Ancora citazioni dal passato con la riproposta parziale del tema di “The Catherine Wheel” e con una nuova versione, sempre più stralunata e schizzata di “Time”, da “Fear Of Music”, un disco del 1979 dei Talking Heads, che si avvaleva della produzione di Brian Eno e che è passato alla storia. Solo una breve pausa e David Byrne torna sul palco per eseguire ”Buck Naked” e, immediatamente dopo, con il pubblico presente in sala a scandire il ritmo, “Road To Nowhere”, bella e trascinante come sempre. Byrne presenta il suo gruppo, tutti rigorosamente in tuta operaia, quasi fossero dei metalmeccanici prestati allla musica, e dopo una scellerata “intro” di archi si lancia in una esecuzione furente di “Lazy”, un vero e proprio “hit” da discoteca, composto da un dj inglese e che furoreggia in tutti club di Ibiza , e che grazie a lui diventa un sorta di inno alla percussione, alla frenesia e al ritmo.
Articolo del
25/03/2004 -
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