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Una folla oceanica ha accolto come si conviene il ritorno dei Dream Theater, il gruppo statunitense di “progressive metal” che qui da noi può contare su un numero incredibile di affezionati seguaci. “The Dream Is Real” recitava uno striscione dalle gradinate e notiamo subito tanta compostezza e concentrazione che si mescolano all’attesa dell’evento. ----------No, non si tratta di un heavy metal che mira al fragore fine a se stesso o all’effetto speciale: è una musica molto più complessa, dalla struttura rigida ed imponente, ricca di forti richiami classici e di preziose sfumature stilistiche che mettono in risalto l’abilità dei musicisti coinvolti. James La Brie, voce, John Petrucci, chitarra solista, John Myung, basso elettrico, Jordan Rudess, tastiere e Mike Portnoy, batteria rappresentano quanto di meglio possa offrire la scena hard rock americana attuale: ognuno di loro è dotato di una tecnica fenomenale che viene messa a disposizione, con umiltà e senza mai un accenno di divismo, delle lunghe e complesse partiture melodiche della band. Il concerto è focalizzato principalmente sui brani tratti da “Train Of Thought” il nuovo cd dei Dream Theater, uscito negli ultimi mesi dello scorso anno, ma non sono mancati altri apporti, provenienti da “Six Degrees Of Inner Turbulence” del 2002 e dal più lontano “Awake”. Brani come “Endless Sacrifice” e “This Dying Soul” carichi di atmosfera e ricchi di arpeggi acustici di grande qualità mettono in luce anche lo spessore delle tematiche del gruppo, sempre impegnato ad esplorare tematiche sociali importanti, i drammi dell’esclusione e del malessere. Superba “In The Name Of God” dalla esecuzione lunghissima ed elettrizzante, assolutamente geniale in fatto di inventiva e passaggi di ritmo “Stream Of Consciousness”, un brano solo strumentale, ma di grande levatura artistica. Roboante e furente la voce di La Brie regala ad “As I Am”, il nuovo singolo, una aggressività nell’impatto più tipica forse dei Metallica di James Hetfield, ma ecco poi “Honor Thy Father” e la più melodica “Vacant”, brani che restituiscono ai Dream Theater la caratura originaria di gruppo di “mind metal” che mette volutamente da parte scelleratezze, trasgressioni e l’esteriorità di certo rock di consumo e alto si erige nel vagheggiare territori inesplorati attraverso suoni talmente affascinanti che ci vuole davvero poco a trasformare in sogni.
Articolo del
08/02/2004 -
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