Se vi piace il reggae sicuramente apprezzerete One Blood, l’album dei Tarantola uscito a maggio 2025 dopo la pubblicazione di ben quattro singoli.
Si tratta di una raccolta di brani di respiro internazionale vista la partecipazione di vari altri artisti oltre ai componenti della band composta da Mauro Lacandia, Alessandro Gugel, Bruno Pinto, Mino Indraccolo, Luke Woodhouse, Jermaine Alexandre, Manny Marciano, Edoardo Mariotti, Athena Sofianou, Erica Macchi.
Definire l’album come reggae è però limitativo perché, pur nella prevalenza di questo stile, in questo lavoro musicale si trovano influenze provenienti dal soul, dal dub, ma anche dalla dancehall e altri generi, fino alla Taranta, danza tradizionale del Salento, cosa che mette in luce la natura fortemente variegata del gruppo.
Il titolo dell’album è un invito all’unione umana, a riconoscere nell’altro gli elementi comuni, le affinità, non ignorando le differenze che inevitabilmente ci sono, ma facendole diventare una vera e propria ricchezza in un’ottica di eguaglianza e rispetto, in questo senso “One Blood”.
Un album che grazie anche ai molteplici temi trattati dai testi delle canzoni, come la migrazione, il senso di smarrimento nel trovarsi in un luogo che non è il nostro, la discriminazione, l’orgoglio culturale ed etnico, diviene un vero e proprio processo culturale nel quale è proprio la musica che unisce le persone.
Undici tracce dove il reggae a volte si indebolisce per lasciare il posto al soul o dove il roots reggae si addolcisce nella dancehall, oppure si perde in ritmi sudamericani, e dove la title track, che parla di lotta ai pregiudizi e di unione umana viene proposta due volte, la seconda in modalità dub.
Simpatico il primo pezzo, “Original Terron”, con il testo cantato in inglese e in dialetto salentino, proprio a rappresentare l’idem sentire, trasversale per tutte le etnie, di chi ha dovuto lasciare la propria terra per inseguire un sogno, magari non riuscendoci, e ha tratto forza anche dalle proprie radici.
“Capufriska”, con la partecipazione di Sabaman (Stefano Russo) e Papa Leu (Lele De Santis), artisti reggae salentini, e la street band Brass Brothers, è probabilmente il pezzo più orecchiabile e con il testo più allegro; celebra lo stile di vita rilassato e festoso del Salento ed è un invito ad apprezzare la bellezza della vita.
Fa riflettere l’ascoltatore “Anche io sono migrante” che descrive in modo mirabile l’esperienza di chi si trova lontano dal proprio luogo d’origine e prova dolore per il distacco così come per l’intolleranza subita nei vari contesti (“... a volte è stato umiliante...”), ma anche per la grande difficoltà di mantenere viva la propria identità in un contesto straniero. Un testo malinconico e a tratti rap che finisce con l’esplicita dichiarazione “non ho più paura”.
Delicata “You Got The Hope”, che abbandona lo stile reggae andando verso un ritmo più sudamericano, con una celebrazione dell’importanza della speranza; in continuazione stilistica “Where I belong” che fa comprendere all’ascoltatore come la ricchezza della vita alla fine è data dai legami che abbiamo con le persone che amiamo e ricambiano il nostro amore, perché sono proprio loro che identificano chi siamo veramente.
Nel complesso un ottimo prodotto musicale questo dei Tarantola, band reggae nata nel 2018 e fondata da Mauro Lacandia, che ha progressivamente sviluppato un proprio stile, elettrizzante, derivante da una fusion di stilemi diversi opportunamente modulati fra momenti intimi ed altri più spinti, sempre riuscendo a mantenere il filo conduttore del senso di appartenenza avulso da una specifica origine etnica: l’universalità umana.
TRACKLIST 1. Original Terron feat. Sabaman 2. One Blood 3. Capufriska feat. Sabaman, Papa Leu, Brass Brothers 4. Soul Vibration 5. Reggae Beat feat. Awa Fall 6. Anche Io Sono Un Migrante 7. You Got The Hope 8. Where I Belong 9. Fight For a Charge (acustic version) 10. Fenomenale feat. Daddy Freddy, Manlio Calafrocampano, Sabaman 11. On Blood Dub (Scaraman version)
Articolo del
28/08/2025 -
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