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I Perturbazione sono un gruppo torinese (più precisamente di Rivoli) attivo da tempo immemore ma dalla discografia alquanto esigua se si considerano altre formazioni italiane cresciute in quegli anni; formazioni che viaggiano sull'onda di un album all'anno o al massimo ogni due. "In Circolo", edito nel 2002, è il primo lp cantato per la maggiore in italiano (si differenzia "This Ain't My Bed Anymore"), lo avevano preceduto due dischi come "Waiting to Happen" e "36" (entrambi del '98 ed editi dalla Beware) che ora potete trovare in una ristampa curata dall'attuale casa discografica dei Nostri. Dalla prime note de "La rosa dei 20" si avverte una grande delicatezza mista ad una malinconia di fondo che è propria dei gruppi cresciuti all'ombra della Mole - Gatto Ciliegia VS Grande Freddo, My Cat Is An Alien, Mao... - con arrangiamenti minuziosi che hanno però il pregio di non sfociare mai nel pomposo e nell'eccessivo, un perfetto bilanciamento di pianoforti, di violoncelli e di una voce che riesce a superare la coltre di nebbia sensibile per toccare corde che raramente riescono ad essere toccate; così come "Agosto" dolcissima e commovente nella sua raffinatezza, dall'arpeggio di chitarra al minimalismo ritmico che mette in risalto l'atmosfera grigio-chiara che si evince anche dall'ottimo video animato a cura di Sylvain Vincendeau. Con "Mi piacerebbe" si cambia registro e si approda ad un rock'n'roll dai richiami americani che possono ricordare soprattutto gli R.E.M., emerge la grande ironia che contraddistingue le canzoni dei sei (se si escludono le ballate malinconiche). Un altro aspetto da non sottovalutare è quello strumentale, perchè i Nostri si dimostrano dei musicisti in gamba con parentesi strumentali come "Rocket Coffee", che collega il brano precedente al simbolismo metaforico di "Iceberg", brano quasi a-cappella se non fosse per le tinte acustiche del ritornello e per il rullante sempre presente; ci siamo già mossi all'interno del caleidoscopio dei generi che il gruppo affronta, perchè "Arrivederci Addio" si stanzia a metà tra le ballate malinconiche come "Agosto" e il pop di "Iceberg", caratterizzata da una struttura classica e da un arrangiamento che sfrutta la contrapposizione di violoncello e chitarre arpeggiate. Sempre della medesima corrente appartiene "Senza una Scusa", dove il pop che ricorda addirittura certi Baustelle de "La moda del lento" si arrampica sopra un testo squisitamente minimalista, altro tema molto sentito dal gruppo, la quotidianità, non sempre con ironia o sarcasmo, ma anche semplicemente per quello che è. L'inglese "This Ain't my Bed Anymore" dimostra come la voce di Tommaso Cerasuolo ricordi un Eddie Vedder malinconico, mentre la chitarra arpeggia sorretta da un basso e da pulsazioni elettroniche. La grande ironia dei Perturbazione arriva con "Il senso della Vite", grande gioiello pop nostrano, che parla - appunto - del senso della vite, che si avvita in senso orario ma non si svita; e la genialità sta proprio nell'averci fatto una canzone, ma dove molti sarebbero scaduti nella banalità, i torinesi stupiscono con dosi massicce di auto-ironia e di divertimento disinteressato; ed è strano sentire una canzone nuovamente malinconica ed autunnale come "Quando si fa Buio" dopo una parentesi così magistralmente poco 'impegnata', ritorna il violoncello e la chitarra arpeggiata in primo piano, che colorano la tela ancora una volta di grigio, ma con una sfumatura differente. Il baricentro si sposta nuovamente sul pop apprezzato con "Senza una Scusa", richiamando fortemente anche le atmosfere minimali con la canzone "Cuorum", che poco ha a che fare con la parentesi di nemmeno un minuto di "Fiat Lux", ironica e tagliente come "Il Senso della Vite", ma cottraddistinta da chitarre distorte e sensazioni addirittura lo-fi alla Pavement di "Wowee Zowee" ma con la voce di Pappalardo. Le ultime due canzoni dell'opera ci riportano alla maliconia con cui è iniziato il tutto, come per chiudere logicamente l'opera - "In Circolo" - in un anello dove sembra quasi che non esista fine; "Per Te che non ho Conosciuto" è una canzone d'amore che può richiamare le poesie di Jacques Prevert, con arrangiamenti in levare che partono cupi per terminare aperti quasi ad indicare una sorta di speranza. Si termina infine con "I Complicati Concetti del Come", che ripropone la formula preferita di chitarra-violoncello legata alla disillusione del testo. All'interno del panorama indipendente e non, "In circolo" dei Perturbazione è un disco importante, sicuramente non un capolavoro, ma certamente un disco maturo, con ottime canzoni e buone soluzioni strumentali che richiamano vent'anno di pop, rock e di tutto quello che passa in mezzo; dal NAM al college-rock, da Capossela agli Smiths... tutto reso squisitamente semplice e assolutamente pesante, in un disco che si riascolta ogni volta con una sensazione di novità.
Articolo del
17/12/2003 -
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