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Ci hanno lasciato due grandi del jazz: Alice Coltrane e Michael Brecker
di
Emanuele Tamagnini
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Fine setimana a lutto per il mondo della musica. Per il mondo del jazz in particolare. Venerdì ci ha lasciato all'età di 69 anni Alice Coltrane (Alice McLeod) (aka Turiyasangitananda). Musicista, compositrice e moglie del mai dimenticato John Coltrane. E' morta al West Hills Hospital And Medical Center di Los Angeles per complicazioni respiratorie. Per circa 40 anni aveva magistralmente custodito l'archivio dell'amato compagno scomparso nel 1967. Pianista, organista, era nata il 27 agosto del 1937 a Detroit e a 7 anni già prendeva lezioni di piano. Nel 1963 incontra a New York John Coltrane mentre suona con Terry Gibbs che leggenda vuole abbia fatto incontrare i due. Poi la storia nota. Un amore oltre la vita. I figli. Gli album a suo nome come gli ottimi "A Monastic Trio" e "Ptah, The El Daoud". L'ultima release risale al 2004: "Translinear Light". Oltre che nella band di Coltrane vanta collaborazioni anche con Kenny Burrell, Yusef Lateef e Lucky Thompson. Convertita all'induismo aveva fondato la comune spirituale Vedantic Center a Agoura Hills. Sabato, invece, è stato purtroppo il giorno della morte di Michael Brecker. Uno dei più grandi e popolari sassofonisti jazz del dopo (guarda caso!) Coltrane. E' deceduto a New York per le complicazioni causate da una grave forma di leucemia. Era nato il 29 marzo 1949 a Philadelphia, a 21 anni è già leader dei jazz rocker Dreams, formazione che include anche il fratello Randy e il leggendario Billy Cobham. Eccolo quindi nella Brecker Brothers Band mentre arrivano collaborazioni con James Taylor, Paul Simon, Steely Dan, Donald Fagen, Joni Mitchell, Herbie Hancock e Horace Silver. Nel 1987 il suo primo album solista. Vanta ben 11 Granny Award vinti sia come compositore che come performer. Dopo aver conosciuto la sua malattia (myelodysplastic syndrome) lo ritroviamo circa un anno dopo (nel giugno scorso) sul palco della Carnegie Hall insieme ad Herbie Hancock. Ultima apparizione live che si sposa con l'ultima testimonianza discografica nel disco "The Nomad Diaries" del bassista Chris Minh Doky uscito a novembre. E gennaio, d'improvviso, diventa di un nero cupo, asfissiante, inspiegabile. Rest in Peace.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
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