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Julian Casablancas
Phrazes For The Young
2009
Rough Trade
di Andrea Belcastro
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Ci hanno folgorato con il disco d’esordio (Is This It?, 2001) e ci hanno divertito con il suo seguito (Room On Fire, 2003) prima di incominciare a mostrare segni piuttosto preoccupanti di stanchezza e stasi creativa nel 2006 con il deludente First Impressions Of Earth. Parliamo ovviamente degli Strokes capitanati da Julian Casablancas, autore di praticamente tutte le musiche e i testi della band newyorkese. Giunti all’anno di grazia 2009, dopo un paio di excursus solistici (carini per altro) del chitarrista Albert Hammond Jr. ed un quarto album che fatica arrivare nonostante gli annunci sibillini di qualche tempo fa, Casablancas ha pensato bene di provare la carta dell’esperienza solista donandoci questo Phrazes For The Young.
Caratterizzato da un uso massiccio di tastiere, synth e drum machine, Phrazes... non può che essere considerato un piccolo divertissement del proprio autore, il quale lungo le otto tracce dell’album non nasconde gli intenti dilettosi nella composizione e nella ricerca di soluzioni inedite nell’arrangiamento. Si tratta di canzoni che nel loro incedere molto frammentario e approssimativo ricordano molto, per chi avesse avuto la fortuna di ascoltarli, i demo delle primissime composizioni degli Strokes. Ma, se in quel caso il valore filologico aiutava ad apprezzarle e renderle appetibili, in questo caso siamo di fronte a brani imbarazzanti che sembrano parodie dei peggiori episodi pop-rock degli anni ’70-’80, con addirittura qualche sconcertante divagazione nel synth-country (!?) . E’ vero che sono passati otto anni dall’esplosività degli esordi e che Casablancas è una persona diversa, con una maturità artistica differente e per giunta con un offuscamento della vena creativa già palesatosi nel passato più recente, ma, sinceramente, è compito arduo riuscire a trovare qualcosa di salvabile in questo dischetto, che, per quanto breve, richiede una grossa dose di pazienza per essere portato a termine durante l’ascolto. Proprio per dovere di cronaca, ci sentiamo di segnalare il teso e drammatico chorus di “Glass” e le vagamente piacevoli “Left & Right In The Dark” e “11th Dimension”. E siamo stati fin troppo buoni.
Senza particolari speranze od illusioni guardiamo al futuro di Casablancas (e degli Strokes), che sembra ormai perso da qualche parte in queste piccole e patetiche sinfonie sintetiche.
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23/11/2009 -
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