|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Radiohead
Hail To The Thief
2003
Capitol
di Claudio Biffi
|
|
Se i Pink Floyd hanno celebrato “la faccia scura della luna”, i Radiohead sembrano in qualche modo ispirati da suoni alieni provenienti dal pianeta rosso per antonomasia: Marte. La loro musica ormai valica i confini del nostro mondo e ogni volta disorienta chi l’ascolta, perché il loro cammino passando per il grunge di The Bends al rock epico e colto di OK Computer e infine al pop-rock elettronico e sperimentale di Kid A e Amnesiac ha lasciato perplessi molti dei loro fedeli sostenitori. Forse con “Hail To The Thief” Yorke e soci hanno voluto fare un disco che raccogliesse tutte le esperienze musicali espresse fin qui dalle varie “anime” del gruppo, un po’ per accontentare le attese di tutti i seguaci un po’ anche per capire che direzione prendere per i progetti futuri. In effetti il loro ultimo lavoro è complesso e ricercato in particolare per quanto riguarda i testi delle canzoni, fortemente influenzati dagli accadimenti degli ultimi due anni che hanno coinciso con la realizzazione dell’album; ma non è un disco di protesta politica e sociale, piuttosto è un segnale per risvegliare le coscienze di molti che si sono cullati nei propri egoismi senza curarsi di ciò che gli accadeva intorno. Il brano di apertura “2+2=5” è una scossa nervosa che ci fa vibrare l’animo per l’intensità delle chitarre di J.Greenwood e Ed O’Brien e per lo schizofrenico accompagnamento della base elettronica, quasi un ritorno al rock futuristico di “Paranoid Android” senza tralasciare i testi che richiamano alla memoria le nefaste previsioni orwelliane di “1984”. “Sit Down, Stand Up” è un duetto insistente e ripetitivo tra il batterista Phil Selway e lo stesso Yorke che arriva a ripetere per ben 46 volte la parola – the raindrops – mentre sotto cresce il battito programmato elettronico dei sinth che ci riporta ai suoni del laser nei vecchi videogame. Dopo le due frustrate iniziali, con “Sail To The Moon” si torna su toni più sommessi e fluttuanti che esaltano l’asimmetria vocale di Tom Yorke che non ha bisogno di filtri e distorsioni, tanto la sua voce riesce ad assimilarsi ad ogni strumento elettronico e tradizionale. “Backdrifts” è un ritorno al digitale di Kid A con i ritmi sincopati electro beat mentre “Go To Sleep” rimanda alla tradizione country rock di Neil Joung. I temi della paranoia, dell’ignoranza, del qualunquismo nei confronti della politica riemergono insieme alle paure in “Where I End and You Begin” e proseguono nel lamento funebre di “We Suck Young Blood” dove le armonie vocali sono fuse con il pianoforte e si accompagnano ad un mesto coro sorretto dal ritmare dei battiti delle mani. Il ritmo viene nuovamente rotto con “The Gloaming” dove le atmosfere tecno e i ripetitivi lamenti del cantante che sembra in trance guidano lo svolgersi degli eventi che invece in “There There” riprendono la forma di ballad con il prepotente ritorno delle chitarre che vanno su in crescendo dando la sensazione palpabile che l’indie sound non ha mai abbandonato la vera anima dei Radiohead. “I Will” con le sue semplici armonie è un soffio dello spirito che fuoriesce dall’intimo di T.Y. e che nella sua tragicità è pura rivelazione che si fonde con la melancolica “A Punch up at a Wedding” dove un insistente giro di basso guida l’efficacia lirica dei testi, per arrivare a “Myxamatosis” in cui traspira ogni possibile forma d’ansia che trova la sua fine in “Scatterbrained” laboratorio della ricerca e della sperimentazione musicale, forse prodotta nei sogni degli stesi Radiohead e del loro produttore Nigel Godrich. “Hail To The Thief” si conclude con la bellissima “A Wolf at the Door” che contiene l’intera tematica del disco, dalla politica, alla relazioni sociali e famigliari sino alle sfere più intime e personali lasciando libera ogni aspettativa per il loro prossimo lavoro, ma con consiglio per chi ha avuto la pazienza di legger fino in fondo: ascoltatelo a luci spente e ad alto volume perché questa è vera arte.
|
|
22/09/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|