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“Niggaz wanna crossover, wanna be upscale / Fuck that, that ain't hip-hop, that's somethin else”, enuncia Guru nel corso di “Peace of Mine”, trascinante funky-track posta ad inizio disco in cui i Gang Starr si accaniscono contro quei loro colleghi che pur di posizionarsi nelle zone alte delle classifiche si sono dati a sonorità levigate radio-friendly e duetti R’n’B. Ma quello non è hip-hop, è un’altra cosa, sostiene Guru trovandoci pienamente d’accordo. Sono certamente hip-hop al cento per cento, invece, i Gang Starr, duo basato a NYC che in quattordici anni di onorata carriera, pur non strafacendo mai in termini di vendite, si sono garantiti l’imperituro rispetto di chi quella musica la consuma e la apprezza nella sua forma più pura. Erano cinque anni che Dj Premier e il rapper Guru non pubblicavano niente (beninteso: in coppia, dato che i loro impegni solisti sono stati intensi e, nel caso di Premier, degni della massima attenzione) e se ne stava sentendo la mancanza, anche se, rispetto al precedente “Moment of Truth” del ‘98, questa loro nuova, sesta prova su lunga distanza è una sorta di mini-passo indietro. Va ricordato però che “Moment of Truth” fu qualcosa di totalmente speciale in ambito hip-hop: un “comeback album” di un dj ed un rapper già avanti nella carriera e negli anni che (caso pressochè unico) non aveva niente da invidiare ai dischi degli esordi. Anzi: “Moment of Truth” rappresenta, assieme alla raccolta del loro meglio “Full Clip”, l’estremo apice della produzione dei Gang Starr, giunti in quel periodo alla piena maturazione. Ora, “The Ownerz” non arriva a quei vertici. Ci va però molto vicino, e se talvolta delude è soprattutto a causa dei tanti rappers ospiti di cui Guru si è circondato, che non sempre funzionano come dovrebbero - e potrebbero. Non convince, ad esempio, il pezzo con Snoop Dogg “In This Life…”, anche perchè le timbriche di Guru e del Top Dogg losangelino non arrivano al punto di fusione (ed era, fra l’altro, di gran lunga meglio il brano che Premo regalò a Snoop per il suo ultimo CD). Altra inattesa caduta di stile è “Nice Girl Wrong Place” dagli anomali (per i Gang Starr) toni AR and BI, caratterizzato da un irritante ritornello cantato dal black crooner Big Boi. -------- Fin qui, le doglianze anche un po’ pedanti dell’estimatore di vecchia data. Epperò, quando Premo e Guru macinano insieme beats e rime a pieni giri, non ce n’è davvero per nessuno: vedi il trascinante singolo “Skills”, loop di basso e batteria che più funky non si può; “Playtawin” e la title track “The Ownerz”, che sta per “owners of the game”, ossia dell’hip-hop, e come dargli torto quando a produrre ed a fare il dj è il (per molti, incluso chi scrive) migliore di tutti, Premier, e a rappare ci pensa uno come Guru che sembra narcotizzato ma ogni tanto estrae dal cilindro zampate (metafore, similitudini, giochi di parole) da lasciare a bocca aperta. Da evidenziare anche “Rite Where U Stand”, brano in cui Guru si alterna con Jadakiss, stavolta con risultati eccelsi. Ovunque, poi, anche negli episodi meno brillanti, c’è il tipico sound brevettato dei Gang Starr (ossia, di Premo), con una batteria ed un basso a tutto tondo e skratchate “old school” inserite nei modi e nei tempi giusti. ---- In conclusione: tante luci con appena qualche ombra, per un album che se la batterà con “Phrenology” dei Roots per il titolo di miglior disco hip-hop su major del 2003. Gli aficionados del genere possono andare tranquilli: con i Gang Starr sbagliare non si può (e questo già lo si sapeva).
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