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Atteso come l’album che avrebbe segnato la “reunion” con gli Stooges, il nuovo disco di Iggy Pop va ben oltre gli episodi nostalgici e si offre poliedrico e affascinante all’ascolto. Sono soltanto tre infatti i brani che riportano in vita Iggy & the Stooges, mentre sulle altre tracce l’Iguana, a 56 anni, sperimenta ancora, con l’energia e la voglia di un adolescente. E’ il caso delle collaborazioni con Peaches, con i Green Day e con i Sum 41, che indirizzano il disco verso sentieri ogni volta diversi. E sul finire c’è anche un tributo alle mai dimenticate radici blues del giovane Iggy che si muoveva fra i clubs neri di Chicago e Detroit e riempiva l’anima di quei suoni. Ma andiamo per ordine: si parte con veloce assaggio, affidato a “Little Electric Chair” un rock’n’roll elettrico, in puro stile anni ottanta, un brano incalzante, con Ron Asheton alla chitarra e suo fratello Scott alla batteria. L’atmosfera si fa subito più densa con “ Perverts In The Sun” eseguita insieme ai Trolls (il gruppo guidato dal chitarrista Whitey Kirst che accompagna Iggy dal vivo ormai da dieci anni), arrivano poi le note della “title track”, quella “Skull Ring” omaggio a Keith Richards il chitarrista dei Rolling Stones che si presentò per primo sulle scene del rock con l’anello con il teschio di origine gotica. Il brano, il secondo con gli Stooges, è tutto da sentire e ricorda molto il Peter Gunn Theme dei Blues Brothers. Una ritmica martellante e tonalità vocali oscure accompagnano l’esecuzione di “Superbabe”con i Trolls, con “Loser” invece ritorna un rock malevolo e penetrante in compagnia dei fratelli Stooges, con la chitarra di Ron Asheton che pian piano si insinua nei fraseggi armonici della canzone e ne prende possesso con un lancinante finale. Ecco che arriva “Private Hell” il primo brano con i Green Day, una piacevole sorpresa, un punk molto accattivante e un “refrain” che ricorda quello di “The Passenger” vecchio “hit” dell’Iguana. Segue quello che sarà il primo singolo tratto dall’album, quel “Know It All” scritto e registrato insieme a Deryck Whibley il chitarrista dei Sum 41: ma niente accelerazioni, è un rock corposo e vibrante, con il suono delle chitarre che entra in scena prepotente e massiccio, come in un disco dei Social Distortion. Una meraviglia, davvero! “Whatever” è un rock and roll scanzonato dai gustosi risvolti psichedelici, preludio ideale per gli ululati selvaggi di “Dead Rock Star”, con gli Stooges, e con un lavoro strepitoso di Mike Watt (ex MinuteMen) al basso elettrico. All’improvviso si cambia registro e piombano sul disco i suoni ossessivi e straniati di “Rock Show” un brano targato Peaches (all’anagrafe Merrill Nisker, canadese di Berlino, emblema della nuova tendenza electro-clash) e da lei rieseguito in coppia con Iggy, in un duetto quanto mai perverso ed assordante. “Here Comes The Summer” è un rock and roll ad appannaggio esclusivo dei Trolls, con la voce di Iggy che evoca spazi lontani, mentre su “Motor Inn” ritorna l’intesa con Peaches in una sorta di “industrial rock” sperimentale a tratti angoscioso ed inquietante. “Inferiority Complex” è una lunga “slow ballad” cadenzata e bluesata , un brano talmente intenso che fa venire i brividi e che lascia il segno in chi ascolta. “Supermarket” è un punk and roll, scritto da Iggy, messo in musica, per la seconda volta, da Billie Joe Armstrong e registrato con lui e gli altri due Green Day. Arriva poi uno dei momenti migliori dell’album: l’esecuzione di “Till Wrong Feels Right”, una brano acustico di rara intensità, basata su un vecchio folk blues di Mississipi Fred Mc Dowell (poco conosciuto artista del Delta, ma autore di quella “You Gotta Move” che chiudeva “Sticky Fingers” degli Stones). Si cantano le porcherie che ci trasmettono la Tv e la radio finché riescono a farci sembrare vero ciò che è falso, e giusto tutto quello che è sbagliato. Altro piccolo capolavoro. Il tempo di riflettere e poi le chitarre tornano a fare fuoco e fiamme su “Blood On My Cool” , un hard rock velenoso e potente, impreziosito da un assolo finale della chitarra di Whitey Kirst che - non appagata – trova ancora il modo di deliziare le nostre orecchie con le sferzate metalliche che fanno da spina dorsale a “Nervous Exhaustion” la traccia nascosta di un album insolitamente lungo, che quasi non ha voglia di finire. Ci sembra di vedere l’Iguana dimenarsi ancora, continuare a colpire, a devastare viscere e a suscitare forti emozioni, questo a ore di distanza dall’ascolto. Cosa chiedere di più ad un semplice, furente disco di rock and roll?
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