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Air
Love 2
2009
Emi Music
di Andrea Belcastro
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Un semi-capolavoro (Moon Safari), un ottimo disco (The Virgin Suicides) e una serie di album di media, a volte mediocre, caratura (vedi Talkie Walkie). Questa è stata la carriera, sin’ora, di Jean-Benoit Dunckel e Nicolas Godin, all’anagrafe musicale: Air. Che l’ordine qualitativo (decrescente) e quello cronologico siano coincidenti non è evidentemente un caso, perché dopo aver dato nuovo sfarzo all’easy listening spruzzandolo di progressive ed elettronica e sciorinando ottimi pezzi con facilità irrisoria, le produzioni del duo francese hanno incominciato a perdere consistenza con una rapidità preoccupante rispetto a quanto i brillanti esordi potevano far intuire, o quantomeno, sperare.
Love 2, che giunge a due anni dal quasi-coraggioso Pocket Symphony, è un album che non inverte per nulla questo preoccupante trend negativo ed, anzi, nel migliore dei casi risulta solo una pallida imitazione di ciò che fu. La partenza con il primo singolo “Do The Joy” sembra essere estrapolata di forza da un film carpenteriano anni ’80 e non riesce ad incidere in alcun modo nello spettatore se non, per l’appunto, facendolo sorridere con questo accostamento (abbastanza palese). Se “So Light Is Her Footfall” e “Heaven’s Light” con le loro trovate melodiche riescono ad incuriosire, sono pezzi come “Tropical Disease” e “Night Hunter” a scavare la fossa di questa produzione. La prima probabilmente non funzionerebbe bene neanche come sigla per qualche cartone animato giapponese di terza fascia, mentre “Night Hunter” è quasi irritante nella sua banale pulsazione ritmica. Se non bastano questi esempi, è il secondo singolo, “Sing Sang Sung”, a far accapponare la pelle andando a risvegliare dalla palude fine anni ’70 il cadavere (spirituale) del Paul McCartney degli ultimi Wings. L’unica stella che riesce a brillare nell’ormai sfocato universo disegnato dagli Air è la splendida “You Can Tell It To Everybody”, con un sognante e riuscitissimo arpeggio che fa da perfetto sostegno ai brevi ma significativi interventi vocali di Dunckel.
Ma è davvero troppo poco, con la tangibile preoccupazione che sia davvero, oramai, il massimo.
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27/10/2009 -
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