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Un musicista abile, creativo, sovvertitore di regole e formalismi musicali come John Coltrane è destinato, prima o poi, a creare un’opera come quella di cui sto per parlarvi, complessa e vitale. John Coltrane è stato, negli anni, un sassofonista ispirato, mai formale, enigmatico ma diretto, un virtuoso dello strumento alla continua ricerca di un suo sound e, tramite la musica, di vette che possono senz’altro definirsi metafisiche. Grazie anche a queste importanti premesse “A Love Supreme” è concepito come un progetto ambizioso, una lunga suite divisa in tre movimenti principali, il cui ultimo ne comprende a sua volta un quarto. In ogni singolo movimento è come se, a turno, ogni membro del quartetto esponesse il suo momento creativo, e se il primo di questi movimenti è aperto dal sax di Coltrane, nel secondo scopriamo prima il delicato contrabbasso di Jimmy Garrison, poi, in un esplosione di colori, il piano scorrevole di McCoy Tyner, mentre nel terzo si esprime in tutta la sua bellezza il drumming energico di Elvin Jones, uno dei maestri della batteria moderna. ------------- L’album si apre con “Acknowledgement” (letteralmente “Riconoscimento”, “Ammissione”), un mid-tempo dove il tema principale viene prima illustrato, poi sviscerato e stravolto da differenti prospettive che infine si ricompongono in un'unica visione generale, come accade all’ oggetto di un quadro cubista. Dopo “Acknowledgement” si passa a “Resolution” (“Proposito”): si mettono in mostra il mancino McCoy Tyner, partner ideale di Coltrane sia come pianista ritmico che come solista, e il contrabbasso essenziale e pulito di Jimmy Garrison, che tornerà in bello stile anche nella seconda parte del terzo movimento della suite. Il terzo movimento, che ha il titolo di “Pursuance” (“Inseguimento”, “Ricerca religiosa”) si apre, nella prima parte, con Elvin Jones che esplora le infinite possibilità timbriche della batteria, mentre la seconda (Psalm: “Salmo”) è un vero e proprio torrente di suoni, urlati con furore quasi mistico, in un atmosfera vicina al Free-Jazz. I lunghi momenti improvvisativi di “Psalm” si risolvono con il ritorno ad una forte drammaticità espressiva, sottolineata dal suono dei timpani e dall’avvento di quella che potremo definire “meta sonora”, che chiude splendidamente l’album. Non a caso i nomi “Riconoscimento”, “Proposito”, “Ricerca” e “Salmo” simboleggiano, più che i movimenti di una suite, i vari momenti di un viaggio tutto interiore, un viaggio le cui tappe sono prima la rivelazione, poi l’accettazione, ed in ultimo la conquista di una spiritualità a lungo cercata. Per questo “A love supreme” è uno di quegli album che ci rapisce al primo ascolto, perché frutto di un’immaginazione pura, di una mente sempre protesa verso l’infinita sete di conoscenza, in un continuo sforzo conoscitivo degno solo dei grandi uomini delle arti. --------- Con l’uscita di “A love supreme” la musica tutta del ‘900 non fu più la stessa: in quest’album si raccolsero tutte le aspettative, i linguaggi, le tematiche concettuali e stilistiche di un Jazz a quel tempo in continua evoluzione. A 10 anni circa dalla nascita del Free-Jazz e del Jazz modale, a 20 dalla rivoluzione del Be-bop, “A love supreme” smosse le torbide acque del Jazz con la forza del suo credo sonoro dato dall’istintualità del suo creatore. ---------- Durante un’intervista, alla domanda su cosa cercasse di esprimere con la sua musica, , John Coltrane rispose: “La cosa principale che un musicista cerca di fare è dare all’ascoltatore un ritratto di tutte le cose meravigliose che conosce e che sente come facenti parte dell’universo”. Questa è senz’altro l’innegabile essenza di “A love supreme”.
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