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E’ un album da trattare con cura, perché segna il ritorno sulla scena di Peter Hammill. Intendiamoci, non che il prestigioso ed inimitabile vocalist fosse sparito, tutt’altro, ma forse, dopo la reunion con i suoi Van Der Graaf Generator, si era concentrato troppo sui due nuovi album in studio e sul doppio live, e aveva perso l’unicità della sua dimensione solista.
Vi diciamo subito che questo eccellente “Thin Air” è un album un po’ difficile da digerire, ma bellissimo. E’ il ventinovesimo disco della carriera solista di Peter Hammill, ma ce la sentiamo di azzardare che forse è anche uno dei più belli. Rispetto a “Singularity”, l’album precednte, vengono messi da parte sintetizzatori e tentazioni noise. Si torna ad un repertorio ricco di spunti acustici, per chitarra e voce, all’interno di un contesto più intimo e personale, dove l’autore racconta sè stesso in una luce nuova, più drammatica, anche alla luce del brutto infarto che lo ha messo di fronte alla morte nel 2003. Le armonie di brani melodici come “Stumbled” e “If We Must Part Like This” sono estremamente sofferte, ma questa volta sono vere, non il risultato di esperienze raccontate da altri. Questa volta sono vissute in prima persona, e si sente. La struttura musicale di “The Mercy”, una ballata che si rivela all’altezza delle cose migliori di Peter, è volutamente minimale, mentre il possente crescendo armonico di “Undone” è semplicemente struggente, un qualcosa che fa venire i brividi, e ci mette davanti all’irrisolutezza dell’Uomo Occidentale, pieno di dubbi e alla continua ricerca di risposte, che non trova. L’introduzione di “Wrong Way Round” trasmette un senso di paura e di solitudine che è agghiacciante. Su “Ghosts Of Planes” l’impianto rock di Peter Hammill si spinge quasi ai confini della musica contemporanea: le note di pianoforte si abbattono con violenza sullo spartito musicale, gli interrogativi esistenziali dell’autore ci investono direttamente. Hammill parla del declino e della caduta dei valori all’interno della nostra società, lo fa con una vocalità dura e lacerante, impossibile non starlo a sentire.
E’ un album davvero bello, ma molto sofisticato, che va ascoltato più volte, ed apprezzato nei singoli dettagli. E’ un disco che figge da qualsiasi tentazione di autocompiacimento, non è un album Pop, è qualcosa di più, possiede al suo interno elementi apocalittici che in altre occasioni non avevamo notato. E’ forse un tentativo di sfuggire alla scomparsa di cose e persone in un mondo che non ci appartiene più.
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