|
Con diversi anni di onorata carriera alle spalle e un successo considerevole raggiunto anche all’estero, bisogna pur farsene una ragione: i milanesi Lacuna Coil, capitanati dalla bella e brava Cristina Scabbia, sono il volto del metal italiano nel mondo. O, forse, lo erano. Questo, almeno, è quanto sostengono numerosi ultras del sound “duro e puro”, fazioni che sono rimaste probabilmente legate ai trascorsi heavy e gothic della band. Non ce ne stupiamo: quando un gruppo che viene dalla scena alternative riesce ad imporsi a livello mondiale come i Lacuna hanno saputo fare - indubbiamente con l’aiuto di un sapiente management -, la musica e lo stile vanno incontro a trasformazioni pressoché inevitabili, e i detrattori non mancano mai (è successo con i Metallica, gli Iron Maiden, gli Slipknot e chissà quanti altri).
Francamente, i risultati, che non è eccessivo definire storici per una band metal italiana, raggiunti dai Lacuna gli consentono la più ampia libertà di sperimentazione; e soprattutto, nessuno può dire che la svolta mainstream che il gruppo ha intrapreso con Shallow Life non fosse stata ampiamente preannunciata da una serie di “messaggi trasversali” lanciati nelle varie interviste rilasciate prima dell’uscita.
Shallow Life non può assolutamente essere definito un brutto album. Molto semplicemente, non è un album metal, tutto qui. E’ assolutamente improduttivo paragonarlo a quei piccoli gioielli che erano Unleashed Memories e Comalies: qui siamo in un’altra epoca. Abbandonate le contorsioni nu metal che gravavano sul precedente Karmacode (a cui scampava solo il bel singolo Within Me), Cristina & Co. hanno svoltato verso un rock mostruosamente radiofonico dalla presa immediata, disseminato di cori ultra-catchy e solo qua e là punteggiato da riff aggressivi e brillanti, che ne richiamano comunque i metallici trascorsi, come in Underdog e nella opener Survive. Il primo singolo estratto dall’album, Spellbound, è la fotografia, il fermo immagine del nuovo corso dei Lacuna Coil: melodia accattivante e altamente addictive, sessione ritmica molto più sfumata, anche le chitarre di Biazzi e Migliore passano in secondo piano, consentendo alle voci di Andrea Ferro e naturalmente di Cristina Scabbia di dominare la scena. La Scabbia in particolare sembra qui trovare il giusto spazio per esprimersi pienamente, e tiene sicura le redini dei pezzi, da Wide Awake, delicata ballata semiacustica, alle furbissime I’m Not Afraid e I Like It, fino alla conclusiva Unchained, sicuramente la track più grintosa e solida dell’album. Completano il tutto esperimenti più o meno riusciti quali The Pain, The Maze, I Won’t Tell You.
Certamente i gusti individuali non si discutono, e certamente queste strutture orientate al pop potrebbero risultare scioccanti per i fan di vecchia data della band; ma per apprezzare i nuovi Lacuna Coil, forse occorre solo lasciare da parte per un momento le categorie e considerare Shallow Life per quello che è: un buon album rock, con nessuna pretesa di essere metal.
|