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Chris Cornell
Scream
2009
Polydor
di Alberto Boldini
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Se anche Chris Cornell si fosse ormai logorato di una dignitosa sei corde (inquietante presagio di una inquietantemente brutta copertina), doveva proprio rinfacciarcelo proponendoci questo Scream? Se il produttore/rapper Timbaland, invaghitosi di non meglio precisate sonorità ROCK, avesse davvero sentito il bisogno di buttarvisi a capofitto, doveva necessariamente mettere le mani su una delle voci degli anni ‘90? Il sodalizio ha partorito mostri, tredici per la precisione. Si parte forte con uno dei più spaventosi, Part of Me, accompagnato per l’occasione da un terrificante video nel quale uno staticissimo Chris, nell’afosa atmosfera di un locale simil-cubano, occhieggia alcuni tentativi di abbordaggio mascherati da danze sensuali. Si prosegue anche peggio, ascoltando l’ex voce di Soundgarden e Audioslave (senza dimenticare i Temple of the Dog) barcamenarsi piattamente fra campionamenti indegni e arrangiamenti (per modo di dire) più che risaputi. Le divergenze artistiche che provocarono la dipartita dagli ex Rage Against the Machine hanno forse qualcosa a che fare con gli agghiaccianti refrain di Sweet Revenge e Ground Zero?Lunga vita ai RATM!
Il rimpianto più rosicante risponde al nome di Euphoria Morning, un esordio solista che lasciava ben sperare ma che si sta dimostrando l’unico sussulto di una carriera in continua discesa, inabissatasi, dopo il trascurabile Carry On, con un disco semplicemente imbarazzante. E per quanto non risultino sempre omogeneamente convincenti, i tre dischi in studio degli Audioslave sono riusciti nell’impresa di riservare qualche sorpresa ai fan di due mondi sì diversi, ma tutto sommato scesi ad un dignitoso compromesso. A chi vorrebbe rivolgersi Scream? Gli ultimi nostalgici del Grunge si aggrapperanno alle nuove vite di Alice in Chains e Stone Temple Pilots, i più curiosi reggeranno a fatica l’ora e passa di tedio. Qualcuno davvero, dopo essere giunto alla fine dell’album (con i miei più vivi complimenti), riuscirà a giustificarlo con la fandonia della collaborazione a scopo sperimentale? E la più triste verità dello sforzo a scopo di lucro troverà fondamento nella realtà dei fatti? Ai posteri l’ardua sentenza. A noi basta prevedere che difficilmente la voce di Mr. Cornell farà più capolino nelle prossime fatiche cinematografiche targate Michael Mann. Il che, allo stato attuale, è qualcosa più di un pericolo scampato.
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20/03/2009 -
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