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Osservo con sospetto e, allo stesso tempo, con simpatia, queste nuove bands inserite all’interno della cosiddetta “new rock revolution” (o “new garage”, stando all’etichetta usata dagli americani). Da un lato mi trovo ad essere sospettoso e null’affatto convinto perché, com’è chiaro a tutti, trattasi di movimento di retroguardia, che fino ad oggi ha prodotto, a partire da “Is This It” degli Strokes, una serie di operine che hanno attinto a vario modo dal passato – vuoi da quello remoto alla Lou & Iggy dei succitati Strokes, vuoi da quello prossimo alla Kurt & Courtney dei Vines – senza aggiungere granchè di nuovo e/o originale. E questo, in uno scenario musicale che, per quanto asfittico possa sembrare, ha proposto di recente cose come Rjd2 e Royskopp (solo per citare due nomi) è sicuramente un male. D’altro canto, però, è indubbiamente interessante, nonché GIUSTO, che un patrimonio di sonorità del passato che spesso hanno girato solo per una stagione, non vadano disperse nel nulla, ma siano invece riprese e aggiornate (con l’ausilio, non indifferente, della tecnologia odierna) da bands e artisti che hanno in comune un grande entusiasmo ed una freschezza fuori dal comune. Esemplari, in questo senso, gli Interpol, che stanno facendo in modo che il patrimonio costituito dal sound dei Joy Division (e degli Echo & the Bunnymen, e dei Psychedelic Furs) non vada dimenticato. Un po’ come, anni fa, gente come gli Stray Cats, e poi i Blasters, e poi tanti altri, hanno fatto in modo che le nuove generazioni tornassero ad ascoltare i suoni del rock primigenio. Anche gli Yeah Yeah Yeahs, trio di Brooklyn giunto all’esordio su lunga distanza, compiono un’operazione non dissimile: nel loro caso, però, lo sguardo è volto alle bands della “seconda ondata punk” inglese del periodo ’78-79: per farla breve, a gruppi come Penetration, X-Ray Spex e Siouxsie & the Banshees (con qualche accenno al pop-new wave di Blondie). Altra tradizione, altro stile durato solo un paio d’anni al massimo. E che il trio condotto dalla carismatica ed esplosiva cantante Karen O è ben deciso a non far cadere nell’oblio. --------------- Le capacità compositive messe in mostra da Karen e da Nick Zinner (chitarrista) sono elevatissime, come risulta fin dall’iniziale, tiratissima “Rich”, che potrebbe benissimo essere un vecchio brano dei Penetration (visto anche il modo in cui la O ricalca le vocalizzazioni di Pauline Murray), non fosse per la produzione che conferisce al tutto una dignità radiofonica del tutto assente nel vecchio punk UK d’antan. E non rallenta, il ritmo, con la successiva “Date With The Night”, mentre in “Man” si percepisce un’influenza per una volta contemporanea, quella dei Jon Spencer Blues Explosion, fra l’altro amici e sponsor degli Yeah Yeah Yeahs. Se il nuovo singolo “Pin” è l’episodio più radiofonico, il brano più “post-modernamente” riuscito di “Fever ToTell” è indubbiamente “Y-Control”: praticamente, un pezzo degli X-Ray Spex cantato da Karen O al posto di Poly Styrene, ma con una vocalità impazzita e irriverente molto simile a quella dell’indimenticata icona punk britannica. Grande il riff circolare di chitarra di Zinner, turbinosa la ritmica sostenuta dal batterista Brian Chase: “Y Control” è semplicemente un meraviglioso brano rock, e allo stesso tempo uno degli episodi più fulgidi che i ragazzi della “NRR” sono stati ad oggi capaci di offrirci. “Fever to Tell” termina con “Modern Romance”, tentativo non riuscito di approcciare una chiave diversa, più lenta ed intimista, ma che non appare (ancora) nelle corde della band. ---------------Aldilà dello spirito di retroguardia che anima l’intera operazione, “Fever To Tell” è comunque un buon esordio, pieno zeppo di canzoni che, una volta ascoltate, non si scrolllano facilmente di dosso. Peccato solo per la mancata inclusione di “Miles Away”, il “pezzo alla Blondie” presente nel primo EP degli Yeah Yeah Yeahs di circa un anno fa, travolgente ed entusiasmante come pochi. Peccato, soprattutto perché di spazio ce n’era a bizzeffe: “Fever To Tell”, infatti, dura solo 37 minuti. Quasi meno di un vecchio disco dei Penetration.
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