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Passato quasi inosservato nelle charts 2008, Alopecia ha segnato un nuovo capitolo nella carriera solista di Yoni Wolf, che con il suo pseudonimo Why? come nuova ragione sociale, prosegue il suo personale nuovo percorso. Un viaggio avviato con il primo lavoro Elephant Eyelash (2005, Anticon), successivo allo scioglimento dei cLOUDDEAD, che già aveva mostrato in che misura volesse e potesse spostare la direzione di quel suono e di quelle idee. I cLOUDDEAD, di cui Why? è stato uno degli artefici, sono stati, infatti, la formazione che nei primi anni del decennio aveva segnato in maniera quasi indelebile il panorama indie/hip-hop contemporaneo, riuscendo a destrutturare certi schemi ormai standard divenuti per certi aspetti immutabili, e a rinnovare un panorama indipendente che tra rap, hip hop, indie pop, e i vari post-rap, post-hip/hop e post-indie-pop, sembrava aver perso di vista cosa stava realmente succedendo e cosa invece continuava a succedere troppo simile a sé stesso.
Detto tutto il bene possibile dei cLOUDDEAD, l’avventura solista di Yoni Wolf aka Why?, pur mantenendo inevitabilmente certi segni e coltivare certi semi dell’avventura precedente, ha spostato il tracciato, assecondando altri umori. Alopecia è così un disco fondamentalmente indie/pop, anche se di un pop dai tratti quasi psichedelici, deviati, a tratti futuristici, dove un riverbero in più o in meno può fare la differenza, ma anche un disco “suonato”, dove l’equilibrio tra vari componenti dovrebbe dare la miscela giusta. A far quadrare ogni tanto la misura, è in sostanza proprio il carisma di Why?, la sua voce strascicata e quasi indolente, la sua scrittura a schema libero, come da flusso di pensiero sonoro: è la sua presenza infatti a portarsi appresso l’andamento di The Vowels, la traccia di apertura, che tra clapping e un drumming spezzato è più rock che pop, o la successiva Good Friday ipnotico spoken word, con noising chitarra finale. Quello che può sembrare rap si evolve non di rado verso un pop disturbato, mentre un quasi loop pianistico si tinge di distorsioni o di armonizzazioni vocali sinistre, disturbanti. Quando la cifra stilistica dell’interprete molla un po’ la presa, e si guarda intorno, a prevalere può essere il pop sinuoso e cool di These Few Presidents, che tra strofa e inciso non perde un colpo, quello rotondo di Fatal Palmistry, quasi perfetta non fosse per un eccesso di sixties proprio nel cantato, o quello quasi bucolico di Simeon’s Dilemma. Un po’ di autocompiacimento in meno nell’inseguire certi effetti alla Beck ancora più acido, avrebbero forse fatto emergere di più la tempra sonora di alcune tracce. Ma va detto che la struttura regge sempre o quasi. Quando viene meno una struttura melodica tipicamente pop, è comunque una mai banale scelta nei suoni e nell’arrangiamento a sostenere il pezzo, come nel caso di Song Of The Sad Assassin, dai riflessi quasi noir, o il chiaroscuro da bassifondo metropolitano di The Hollows (“a Berlino vidi due uomini che scopavano in un angolo buio di un campo da basket”). Resta da chiedersi dove sia finita la coraggiosa miscela da post moderno dei cLOUDDEAD. L’impressione è che affiori ogni tanto, o in alcune tracce come in Gnashville, che condivide break di batteria, controcanti da hip-hop bianco, e delicati arpeggi da pianoforte, nella già citata Good Friday, o forse nei momenti più rap come The Fall Of Mr. Fifths, con testo denso di allitterazioni, o By Torpoedo Or Crohn's, anche se si ha l’impressione che invece il ricorso al fraseggio da rapper bianco, finisca con l’indebolire invece che rafforzare la pasta sonora, come accade in Brook & Waxing, dal curioso andamento ritmico.
Senza la genialità di un Beck (al quale va detto per molti aspetti sembra potersi accostare) ma con un discreto bagaglio di idee, Why? resta ad ogni modo uno sguardo differente, nel suo essere songwriter a caccia di schemi nuovi. E Alopecia un buon contenitore delle sue idee. I cLOUDDEAD sono lontani, ma non è detto che queste idee non siano la premessa per una nuova piccola rivoluzione.
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