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Da una costola degli anzitempo disciolti At The Drive In, per proseguirne il discorso, sempre più frenetici, sempre più allucinati, quanto mai intenzionati a scavare nelle radici dell’hard rock per ritrovarne l’essenza, per elevarla a potenza e levarsi poi in alto, là dove il suono distorto delle chitarre rischia di liquefarsi al contatto con il sole. Sono loro, Omar Rodriguez Lopez e Cedric Bixlea Zavala, i Mars Volta, accompagnati nell’occasione di questo nuovo esordio, da Jon Theodore, Jeremy M. Ward, Ikey Isaiah Owens e da Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, che recentemente ha dichiarato di non aver mai suonato con una band migliore. Prodotti da quel Re Mida di tutto ciò che emana vibrazioni forti e che odora di metallo pesante - che risponde al nome di Rick Rubin – i Mars Volta sprigionano energia allo stato primordiale, ma non si fermano a questo, non si accontentano di alzare al massimo il volume dei loro amplificatori. Esplorano, ricercano nelle pieghe delle loro composizioni, ora aggressive e smodate ora epiche e altisonanti, quelle motivazioni ultime che danno un senso all’esistenza che danno espressione all’inquietudine che trasuda da ogni solco del disco. C’è la descrizione di un coma insulinico, c’è la morte, c’è la decomposizione, ci sono gli incubi e le visioni alterate tipiche di chi eccede con l’assunzione di droghe, ci sono loro Rodriguez Lopez e Zavala, a gridare le loro insopprimibili verità . C’è tanta adrenalina che si sprigiona in un diluvio di note e di accordi che non smettono mai di sorprendere chi ascolta, talvolta disorientato di fronte a tante variazioni di frequenze ritmiche e di melodie all’interno di un unico brano. Su tutto si impongono la magnificienza epica di ”Roulette Dares” , e gli arpeggi drammatici di “ Televators” ma meritano una segnalazione particolare anche brani come “Cicatriz”, che vede l’apporto alla chitarra di John Frusciante, e “Eriatarka” , dal crescendo vertiginoso e inarrestabile. Velocità, angoscia, metallo urlante e asprezza primordiale gli ingredienti di un album di hard rock assolutamente atipico, non banale, che azzarda mescolanze ardite e delle sperimentazioni. Da non mancare.
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