|
Mi metto nei panni degli increduli, panni in cui, anche se per poco, mi sono calata anch’io. Impossibile credere ad un album fantasma, partorito da una mente geniale ma altrettanto contorta come quella di Axl Rose, e rimaneggiato all’infinito, anche se da grandi musicisti. Le date, le possibili tracklists, si sono susseguite per mesi tra il popolo degli internauti, fin quando la data del 21 novembre è apparsa lapidaria e definitiva, così come i 14 titoli delle canzoni rilasciate. Ma è inutile ripercorrere la storia travagliata dell’album più atteso degli ultimi anni, ormai è trita e ritrita, e rischia soltanto di oscurare questa meravigliosa rinascita. Axl è solo, ma è tornato in grande spolvero, già lo suggerivano le buone apparizioni del 2006, anno che lo ha visto impegnato in un tour mondiale con i suoi nuovi Guns N’ Roses. Il motto di Axl sembra essere: perché fare, laddove si può strafare? Nessuna via di mezzo, dunque, ma soltanto un suono perfetto e adamantino, una voce possente, dolce nelle ballate e metallica nei pezzi più duri, quasi irreale, sicuramente irraggiungibile. Scrivo, ascolto e ho brividi. Ma andiamo con ordine.
La title track, nonché primo singolo, Chinese Democracy appunto, è sbalorditiva: l’intro è misterioso, profondo, selvaggio. Shakler’s Revenge è assai coraggiosa: la più potente del disco, ma dalle sonorità piuttosto innovative. Better è una canzone per tutte le stagioni, armonicamente altalenante tra il rock, il pop e il metal. If The World parte con una meravigliosa melodia orientaleggiante: del resto particolarità come queste non stupiscono all’interno di un album assolutamente eterogeneo, nel quale Rose non si è risparmiato nessuna sperimentazione. Un capitolo a parte meritano le ballate, Street Of Dreams, Catcher In The Rye, la floydiana Sorry, Madagascar (dove si può ascoltare la voce di Martin Luther King) e soprattutto There Was A Time, canzone che sicuramente sarà ricordata negli anni per la sua unica intensità, vocale, strumentale e simbolica. Riempie il cuore.
Axl Rose, il ridondante, l’eccessivo, quello dalle mille voci che dialogano tra loro all’interno di una stessa strofa, ha interrotto la sua vita per un decennio e poi l’ha messa dentro un disco, con tutte le passioni, le delusioni e le paure che ogni giorno costellano l’esistenza di tutti noi. Chinese Democracy è un distillato di emozioni, è come se dalla prima traccia all’ultima si possa passare da uno stato d’animo ad un altro, senza però perdere mai quella soddisfazione che l’arte in quanto tale dona sempre al cuore tormentato dell’uomo. L’opera è lo specchio del suo artista, affascinante e folle. Ora che sono tornati i Guns N’ Roses, viene naturale chiedersi come abbiamo fatto a sopravvivere senza fino ad oggi. Chinese Democracy è davvero fuori dall’ordinario, Axl ancora una volta ha fatto quello che voleva, senza guardare in faccia nessuno, neanche il tempo. E ha fatto benissimo.
|