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Sono tornati a colpire. Inarrestabili, immarcescibili, inesorabili e anche irresponsabili, sì perché l’ascolto del nuovo album dei Metallica porta davvero all’esplicitazione più aperta e completa di tutta quella Rabbia che teniamo spesso celata, che nascondiamo a stento, dietro le barriere sempre più tenue della correttezza formale e del rispetto. “Fuck It All And No Regrets” potrebbe essere questo il motivo conduttore del disco, dove la Rabbia ci viene raccontata con la maiuscola, fino ad essere beatificata da James Hetfield e soci, che sorprendono tutti e - con una brusca torsione - invertono la rotta, tornano sui loro passi e rispolverano non soltanto la cattiveria insana delle origini ma anche la voglia e il talento compositivo del passato. Questi nuovi undici brani sembrano il risultato di una colossale “jam session” metallica: molte canzoni durano oltre i sei minuti, non si sentono assoli di chitarra, o altre esibizioni di tecnica individuale, ma soltanto una sorta di “wall of sound” che permea di sé l’intero album. -------------------------La Santa Rabbia è in gran parte frutto dei conflitti esistenziali di James Hetfield, ancora in lotta contro i suoi grandi nemici di sempre: l’alcol e la droga, che bussano di nuovo alla porta ogni volta che pensi di essertene liberato definitivamente. La Santa Rabbia è il risultato di una vita che “non prevede mai un lieto fine”, dove “tutta la merda che riesci ad immaginare ti perseguita” e si dipana sempre uguale “nel dolore, dalla nascita alla morte”. La Santa Rabbia è anche quella espressa da una base ritmico impressionante, un vero e proprio bombardamento, fatto di aggressività e di malevolenza, dove Lars Ulrich è ben supportato dal nuovo venuto della band, quel Robert Trujillo che già aveva dato prova di possedere tendenze spiccatamente hardcore al basso elettrico nei Suicidal Tendencies. Il suo ingresso al posto di Jason Newsted (passato ai Voivod) ha reso in effetti più selvaggio l’impatto sonoro dei Metallica, che abbandonano ogni eccessivo lirismo epico, mettono da parte recenti influenze grunge, e mordono, ripetutamente e con gusto. Siamo di fronte ad un prodotto dal suono rozzo e primitivo, è materiale volutamente “non lavorato” quello voluto da Bob Rock, di nuovo incaricato della produzione di un disco del gruppo. Brani come “Frantic”, “Some Kind Of Monster” , “Shoot Me Again” o “ The Unnamed Feeling” si inseguono, affondano uno nell’altro, per poi ripartire con brutalità, senza compromessi, senza quelle chiavi melodiche che portavano alle migliaia di accendini sollevati in aria durante le ultimi esibizioni “live” della band. Dimenticate pure tutto questo, signori. Tornate a sentirvi un brano come “Whiplash”, andate a riprendere dai vostri scaffali il vinile di “Kill’em All”, solo allora capirete tutto. “St. Anger” vi esploderà fra le mani ad ogni solco, é una botta di tritolo, è energia allo stato primordiale, è un disco quanto mai diretto ed univoco che forse alienerà al gruppo i favori di quanti solo recentemente avevano provato ad avvicinarsi a certe loro canzoni. Ci dispiace tanto, ma non sono contemplate “slow ballads” in questa occasione, se anche per un istante nella vostra breve vita avete pensato che i Metallica potessero fare la fine dei Bon Jovi, allora mettete pure a palla il volume del vostro amplificatore, rotolatevi a terra e ascoltate gli ultimi nove minuti del disco, le bestemmie di amore di “All Within My Hands”, che terminano con un solo grido, ripetuto all’infinito: Kill, kill, kill, kill, kill….
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