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Fujiya & Miyagi
Lightbulbs
2008
Gronland
di Sara Bracco
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Nulla a che vedere con i cartoni animati e nemmeno con il Giappone; i fans del riuscito-uscito "Transparent Things" sicuramente lo sapranno, il nome "Fujiya" è quello di un'azienda che produce giradischi mentre "Miyagi", dài questo ve lo ricorderete tutti: sì sì è proprio lui, il nome del maestro di karate in Karate Kid. Ludiche premesse che calzano a pennello per questa band che arriva da Brighton travolgendo e coinvolgendo con il loro indie-pop dai tratti analogici e digitali. Una riuscita vera e propria fusione di indie-pop ed elettronica difficilmente catalogabile ma, se proprio vogliamo fare dei nomi: dagli Stereolab passando per il kraut-rock fino alle linee spaziali dei Kraftwerk che sembra quasi prendano colore, un'immagine che non si perde in "Lightbulbs" ma a tratti perde dinamica ed energia. Dalla filastrocca incalzante di "Knickerbocker" le cui sonorità si legano benissimo al disco precedente, al groove convincente di drum machine e basso in prima fila di "Uh" alle sussurranti sibilanti linee geometriche di "Pickpocket". Chiave di lettura dal sapore new wave per "Goosebumps" che non si fa mancare le dilatanti materiche tracce di synth dal sapore psichedelico e nemmeno le sintetiche rivisitazioni pop-funky di "Pussyfooting". Incise-incisive pillole elettroacustiche accelerazioni e rallentamenti che si mescolano con influssi vintage che sembrano quasi vestire abiti alla moda, convincente fin dalle prime tracce a cui non manca proprio nulla, un disco trasparente leggero e dinamico che a tratti scorre troppo ma che impeccabilmente non manca d'eleganza e stile, quell'eleganza impegnata a cui non manca fruibilità.
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31/10/2008 -
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