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Preziosa ristampa su cd di due album che ricostruiscono al meglio la follia creativa di James White, prima con i Contortions (allora si faceva chiamare James Chance) e poi come solista, con i Blacks. Era il 1979, ed il punk rock targato U.S.A. stava assumendo forme espressive ben più sofisticate rispetto a quelle che si erano inizialmente affermate in Inghilterra. Locali come il Max’s Kansas City o il CBGB’s di New York ospitavano regolarmente le esibizioni di gruppi come i Teenage Jesus and the Jerks di Lydia Lunch, i DNA di Arto Lindsay , i Mars di China Burg e per l’appunto i Contortions di James Chance, brillante sassofonista, ispirato dal suono dei Velvet Underground e degli Stooges, nonché “vocalist” della band. Al suono di queste band che andavano oltre il punk, sbeffeggiavano la new wave e strizzavano l’occhio al “free jazz” e all’avanguardia, venne attribuita la definizione di “no wave”, anche per l’accezione estremamente critica e negativa che avevano dei legacci del vivere sociale e per la pessimistica percezione del cosmo. Tutti questi gruppi vennero raccolti su un disco ormai storico, quel “ No New York “ prodotto da Brian Eno, che offrì una panoramica esauriente del fenomeno, ma a chiunque avesse voglia di addentrarsi nei particolari, consigliamo l’ascolto delle schegge impazzite di “Buy”, materiale essenzialmente strumentale, caratterizzato da assoli di sax , vocalità straniate e decisamente atonali. Indicative su questo composizioni come “Designed To Kill”, “I Don’t Want To Be Happy” e “Contort Yourself ”. Da segnalare anche un brano come “Stained Sheets”, carico di tensione, inquieto, neanche a farlo apposta scritto insieme da James White e Lydia Lunch che “dialogano” a modo loro, in un misto decadente di lamentazioni erotiche altamente morbose. Su “Off White”, registrato più o meno nello stesso periodo, ma con un’altra formazione, che vede fra gli altri Bob Quine (Richard Hell & The Voidoids e poi anche con Lou Reed) alla chitarra elettrica, i richiami primordiali del punk rock vengono quasi messi da parte e cedono il passo alle dimamiche del jazz di avanguardia. La musica sembra fluire lungo territori apparentemente senza fine e composizioni come “Almost Black”, “Off Black”, “Bleached Black” o “White Savages”, tutte condite dal suono del sax di James White, che è talmente insistente, e ficcante, da risultare volutamente irritante. Per stomaci forti ma, nel suo genere, un capolavoro assoluto.
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