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Miracoli della globalizzazione, o meglio, delle concentrazioni e fusioni. Che fanno sì che, dopo gli Stones di “Forty Licks”, anche l’indiscusso migliore se non unico poeta della Grande Mela possa finalmente proporre un excursus della sua lunga carriera superando gli ostacoli causati, in precedenza, da diritti appartenenti ad etichette differenti. Va detto, però, che “NYC Man” è un’antologia diversa dalle consuete: disponibile su doppio CD venduto al prezzo di un singolo, contiene 31 canzoni scelte personalmente dal “grande vecchio” Lou, e si tratta, come ci si poteva attendere conoscendo il tipo, di scelte non banali. Certo, sono presenti quelle cinque canzoni che conoscono anche i sassi, quali “Walk On The Wild Side”, “Sweet Jane”, “Perfect Day”, “I'm Waiting For The Man” e “Satellite Of Love”. Lou ha però inteso “NYC Man” come la possibilità di far conoscere - a chi non ha né il tempo né i soldi né voglia di scavare nella sua ricca discografia – una serie di episodi da lui ritenuti, a torto o a ragione, artisticamente validi benchè privi di ritornelli “radio-friendly”. Ci vengono così ripresentate: la cupa e dannata “Street Hassle” dall’omonimo LP del ’78; tre brani di fila da “Berlin” (capolavoro del ’73 che si consiglia di ascoltare nella sua interezza) quali la title-track, “Caroline Says I” e “The Kids”; “NYC Man” e “Rock Minuet” dai recenti “Set The Twilight Reeling” ed “Ecstasy”; finanche una versione leggermente diversa di “Who Am I” dall’ultimissimo, bocciato dalla critica “The Raven”. E l’elenco dei brani, roba raramente passata dalle radio, è ancora molto lungo.------------ “NYC Man” ti lascia con la certezza che Lou continui nonostante tutto ad essere uno dei tre-quattro nomi del rock classico in grado di girare ancora a testa alta, ma anche con la sensazione di essere un esercizio superfluo. Gli amanti di Lou Reed, infatti, già possiedono o sono sul punto di procurarsi gli album originali, anche perché certe canzoni, checchè Lou ne pensi, non sono affatto estrapolabili dal loro contesto di origine (“Berlin”, per fare un esempio, è un “concept”). Invece, per quanto riguarda gli altri, i consumatori superficiali per i quali Reed è solo l’autore e cantante di “Walk On The Wild Side” e “Perfect Day”, può bastare ed avanzare una copia di “Transformer” o di uno qualsiasi tra i “greatest hits” del rocker newyorkese. Perchè mai fargli ascoltare la versione live di “I Wanna Be Black” qui contenuta e procurargli tante inutili sofferenze (sonore)?
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