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Secondo album per questa band davvero valida originaria di Austin, Texas, e guidata dal genio chitarristico di Christian Bland e dal talento vocale di Alex Maas. Il suono del gruppo assomiglia molto ad un qualcosa di già sentito, è vero, infatti echi di Velvet Underground, citazioni di Thirteenth Floor Elevator, dei primi Pink Floyd ed anche del dark sound di Echo And The Bunnymen si susseguono e si mescolano con puntuale circolarità lungo gli undici brani che compongono l’album. Ma va detto che, sotto il profilo compositivo, ed anche sul piano dell’approccio immediato, questo “Directions To See A Ghost” è proprio un bel disco, decisamente migliore del precedente, in cui queste idee erano solo in embrione, realizzate solo in parte. The Black Angels, come gli antichi Greci, ricorrono alla musica come strumento di conoscenza e di espressione del mondo circostante, e cercano quindi di produrre suoni adatti a raccontare la nevrosi della vita dell’uomo postmoderno, costretto ad accelerare comunque, anche quando non ha una direzione precisa, confinato in una ripetitività ricca di ansia, consapevole di condurre un’esistenza frammentaria e fine a se stessa. La mistura psichedelica, le chitarre graffianti e la ritmica ossessiva, quasi tribale, di brani stupendi come “You On The Run”, “Science Killer” e “Mission District” regalano al disco un’ambientazione derivata di certo dall’atmosfera musicale di fine anni Sessanta, ma aggiungono ad essa una tinteggiatura noir molto marcata, ed un gusto per le sonorità garage che sono recentemente tornate attuali. L’album rimane su livelli davvero alti anche al momento dell’ascolto di composizioni più pacate come “Doves" e “18 Years” e “Deer-Ree-Shee” dove la miscela acida di base si incontra con certa mistica orientale, con tanto di ricorso ad un sitar e a dei sonagli. Concludiamo segnalando “Never/Ever” come brano simbolo dell’intero disco, una cavalcata elettrizzante, forse il punto di riferimento di tutta la poetica musicale un pò visionaria e un po’ folle dei Black Angels, un pezzo che riconcilia definitivamente ascoltatori vecchi e nuovi con il “rock acido” dei bei tempi andati. Da ascoltare, con godimento garantito.
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