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Eccoli, sono tornati! Sono l’icona della cattiveria in musica, sono stati i primi a coniugare - con ottimi risultati - heavy metal e punk rock, sono i Motörhead di Lemmy Kilmister che, a 63 anni compiuti, mostra la stessa voglia di un tempo nel suo voler stupire, stordire e graffiare! Mamma, che botta! Questo “Motörizer”, prodotto da Cameron Webb nei 606 Studios dell’ex Nirvana, ora Foo Fighters, Dave Grohl a Los Angeles, se ascoltato in auto (come mi è successo la prima volta) ti pone a serio rischio di incidente stradale, ti fa dimenticare che esistono anche i semafori rossi, e ti spinge a forzare sull’acceleratore! Tutto diventa facile e possibile con quelle note scatenate e veloci, violente e feroci nelle orecchie! Brani come “Rock House”, “Teach You How To Sing The Blues” e “Runaround Man” non hanno mica la pretesa di portare novità nell’attuale universo metallico, non sono soggetti all’indie metal adesso imperante, non gliene frega niente di tutto questo. Anzi, al contrario, assomigliano a tanti altri pezzi del lontano passato - che so, anni '80 - della storia del gruppo ma - non so spiegarvi bene neanche io come e perché - scorrono via con una brutalità e con una naturalezza che solo chi ha le viscere imbottite di rock and roll può regalarci! Questo “Motörizer” è alimentato con polvere da sparo, le chitarre sono delle motozappe, la voce di Lemmy è roca e sprezzante, non ricordo se ha fatto vacanze questa estate, seppure fosse, di certo si è andato a fare un giro all’Inferno! “Buried Alive”, “When The Eagle Screams” e i fantastici rintocchi di “Heroes” (no, non è quella di Bowie, non scherzate) non mancheranno di soddisfare i fanatici seguaci del gruppo, li riporteranno indietro nel tempo, li faranno contorcere in un diluvio di sudore e di polvere, in una sorta di uragano Gustav della durata di appena 39 minuti, ma talmente intenso da restituire qualche motivo in più alla nostra incerta esistenza sul globo terrestre! Un rock and roll essenziale e scarno si mescola a cadenze metalliche roboanti e quanto mai potenti, il tutto condito con un afflato punk che getta un'atmosfera divertita e sinistra sull’intero prodotto, un disco di cui andare orgogliosi, che forse non piacerà molto a Papa Ratzinger ma che parla al mondo l’unico Verbo che vale la pena ascoltare! Suono minaccioso, arrangiamenti sporchi e letali, per gli ultimi veri bastardi del rock and roll!
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