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Nicolas Leroux è un cantante francese, che ama l'Inghilterra – cosa abbastanza rara per un francese – e la musica inglese. Ha vissuto a Londra per un lungo periodo e lì, nella capitale inglese, dice di aver attinto l'ispirazione per questo disco. Undici tracce di ottimo pop, tutte scritte da Leroux, nelle quali, su tutto, spicca la splendida e suggestiva voce dell'autore, che a tratti ci fa sentire un po’ meno la mancanza del grandissimo e inarrivabile Jeff Buckely (anche se il francese sostiene di aver cantato così da sempre, e di non essersi ispirato a Jeff, ma piuttosto a suo padre Tim Buckley, oltre che a David Sylvian, Joni Mitchell, i Talk Talk, gli Smiths e Serge Gainsbourg, influenze, le ultime quattro, per la verità non immediatamente percepibili). Il nome del gruppo, come ha dichiarato lo stesso Leroux, deriva dal nome di un tipo di microfono che cattura in modo efficace l'atmosfera degli strumenti, e questo è ciò che il lavoro rende alla perfezione: una incessante e riuscita ricerca di un'atmosfera – onirica e sospesa – che trasporta via chi ascolta e lo proietta verso colori tiepidi da tardo pomeriggio, verso sensazioni di grande e a volte insostenibile malinconia, verso la propria anima che l'ascoltatore scoprirà essere fragile e ferita. Fra i brani segnaliamo, su tutti, Waterproof, che toglie veramente il fiato e le forze. L'influenza di Buckley (figlio) si fa chiara nella successiva Monkeys for the people, mentre con The sky lit up, con Melodrame e la finale Letter to a friend si torna a suoni onirici, stranianti e, a tratti, addirittura disturbanti per l'ascoltatore, tanto è il coinvolgimento emotivo che riescono a provocare. La produzione è minimalista, attenta, mai sopra le righe, e consente alla voce e agli strumenti di esprimersi alla perfezione. Da avere assolutamente, e da ascoltare quando si hanno la forza e il coraggio di ricordare.
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