|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
The Gutter Twins
Saturnalia
2008
Sub Pop
di Benedetta Palombi
|
|
Il nome Gutter Twins viene fuori un po’ per gioco. O meglio, nasce da una domanda che un giornalista italiano fece a Greg Dulli paragonandolo a Mark Lanegan. Dulli chiamò Lanegan che all'istante gli disse: “OK! Allora facciamo una band che si chiami così”. Dopo un’attesa durata quattro anni arriva il primo album ufficiale delle due voci più infervorate degli anni novanta. "Saturnalia" esce con la Sub Pop perché, come spiega Lanegan, “solo lì si poteva fare un disco così”. I Gutter Twins non sono gemelli ma le loro vite sono speculari. Stessi tormenti, stessa infanzia disagiata e gli inevitabili problemi con la droga. Oltre ai fantasmi del passato, ciò che unisce questi due sopravvissuti del grunge è una linea sottile che li fa vivere all’unisono, una specie di vincolo mentale che li lega anche se sono lontani chilometri. Questo primo disco insieme, dopo diverse collaborazioni, trasuda tutta la loro ossessione per gli aspetti più oscuri della natura umana. Due anime dannate che, irrimediabilmente, si sono influenzate a vicenda. Se ci aspettiamo di ascoltare qualcosa a cui Dulli & Lanegan ci hanno abituato in passato saremo accontentati solo in parte. Questo album ha un suono nuovo, diverso da tutto ciò che hanno fatto con Afghan Whigs e Screaming Trees. È un mix di blues satanico, country dark, grunge gotico. È un rock malato. La prima impressione è un po’ deludente, se pensiamo all’attesa e al frastuono fatto intorno a questi “Satanic Everly Brothers”. Ma la delusione si mitiga con gli ascolti. Saturnalia è un disco che ci coinvolge lentamente, ci trascina con calma in un baratro di tenebre e morte. “The Station”, il brano di apertura, non è niente di eccessivamente sorprendente, ma si capisce che era nelle loro teste già quando hanno pensato di dare vita ai Gutter Twins. "I hear the rapture's comin'/They say He'll be here soon /Right now there's demons crawling all/ around my room/ They say He lives within me/ They say for me He died/ And now I hear His footsteps/ All most every night". Nell’ipnotica “Seven Stories Underground”, dalle sfumature folk-blues, Lanegan ripete ossessivamente "Oh, Heaven/ It's quite a climb /It's quite a climb/ Oh, Heaven/ It's hard to climb/ It's hard to climb, you know". Idle Hands è un pezzo torbido, dall’aria infernale, però non sono molte le canzoni alla sua altezza. “All Misery/ Flowers”, con il suo marcato tocco psichedelico è una di queste. L’inizio morbido di “Circle The Fingers” lascia spazio ad una inquietante raffica di chitarre. La sensazione è che Lanegan & Dulli abbiano puntato più sull’atmosfera che sulla musica. È un gioco rischioso che non sempre porta l’effetto sperato. Nella parte finale i due tralasciano troppo le canzoni per dedicarsi a esercizi di stile. Ma alla fine ciò che conta in un disco come questo è il potere esorcizzante della musica. Dal loro abisso Dulli & Lanegan riescono a dominare demoni e paure. "We are all in the gutter, but some of us are looking at the stars": Oscar Wilde
|
|
31/05/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|