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Un giudizio sintetico sull’ultimo album di Ivano Fossati, “Lampo viaggiatore”, è molto semplice: bellissimo.Ivano Fossati ha spesso avuto un difetto, insieme ai tantissimi pregi che lo contraddistinguono e lo rendono uno dei cantautori migliori del nostro panorama musicale, e cioè una attenzione troppo concentrata sui testi, spesso non immediati, difficili e preminenti sulla parte musicale. Con “Lampo viaggiatore” questa discrasia spesso presente fra testo e musica viene completamente superata, e i testi non si impongono più così nettamente sulla musica ma si miscelano compiutamente con essa; ciò è dovuto in buona parte, come riconosciuto dallo stesso autore in alcune interviste, al fatto che l’album precedente di Fossati, “Not one word”, era completamente musicale, quasi la rivincita della parte strumentale sui testi ed è da quel punto che i rapporti di forza fra musica e testo si sono invertiti, paragonabile solo alla ribellione di Moebius con Arzach rispetto al lavoro su Blueberry. Il risultato è notevole, dato che raramente su 10 brani si è in presenza di una omogeneità di qualità così alta, soprattutto in considerazione del fatto che si è in presenza di canzoni dal ritmo diversissimo fra loro come, ad esempio, “Cartolina” e “La bottega di filosofia”, agli antipodi appunto per il ritmo, veloce nella seconda e lento nella prima, ma entrambe canzoni stupende, chiari esempi di come Fossati, in questo album, abbia affrontato i vari aspetti della nostra vita, esecrandoli con l’arma dell’ironia tagliente quando si riferisce all’aspetto “normale” delle nostre vite (“La bottega di filosofia”) e ammantandoli di compassione quando si tratta delle vite dei nostri vicini più sfortunati (“Pane e coraggio”). Fare un elenco delle canzoni che trainano questo album, stante quello detto sopra, è impossibile perché tutte sono degne di più ascolti, in grado di svelare ogni volta un nuovo aspetto di se stesse e, quindi, l’unica strada è abbandonarsi completamente al proprio gusto e vestire i panni del critico fino in fondo, esprimendo con convinzione le proprie opinioni/gusti come ogni critico dovrebbe fare, invece di lanciarsi in riassunti dei testi o striminziti commenti musicali. La canzone che prediligo è “C’è tempo”, un dolcissimo invito a prendersi il proprio tempo per ogni attività che intraprendiamo, una canzone in cui la voce di Fossati all’inizio non canta nemmeno, parla con quel bellissimo timbro basso su un semplice piano di fondo; il mio consiglio è ascoltarla alla sera, a luce spenta, nella vostra camera oppure, per quanto la contrapposizione possa apparire assurda, in macchina in uno di quegli ingorghi così presenti nelle nostre vite ed assenti dalle pubblicità: chiudete i finestrini, isolatevi dal resto e ascoltate la canzone per capire che ogni momento va vissuto per sé e non come attesa del dopo perché “…è tempo che sfugge, niente paura, che prima o poi ci riprende….perché c’è tempo per questo mare mare di gente”. Altra perla dell’album è la canzone immediatamente successiva, “Contemporaneo”, un pezzo in cui il ritmo imposto dalla presentissima batteria si accompagna ad una voce quasi recitante che ci ricorda tutti gli slogan che ci pervadono e, nella loro stupidità, ci segnano profondamente facendoci usare un linguaggio ormai slegato dalla realtà effettiva ma così standardizzato da essere sempre adoperato: “… successo crescente dell’azienda…soluzioni collaudate, rapide e sapienti…”. Tutto questo per ricordare un tempo contemporaneo pieno di pecche, “…moto apparente delle idee più contrastanti…” e dove l’uomo corre come il protagonista di Springsteen ma, nella attuale versione, “…corro e desidero…e sogno con voi un po’ dei vostri raggiungibili sogni”. Altro pezzo notevolissimo, come già detto, è quello conclusivo, “Cartolina”, una dolcissima melodia, il cui finale con rumore di grilli accompagnato dal solo pianoforte dà quella idea di pace che contraddistingue il redattore della cartolina del titolo, il brano perfetto da ascoltare al mattino appena svegli, per un risveglio soft che ci abitui alla giornata lavorativa nel mondo del “reggente di sardegna, nipote del re del piombo, della seta, della stoffa stampata e della carta colorata”. Mentre “La bellezza stravagante” andrebbe sentito in uno spazio aperto in un giorno assolato, adatto alla contemplazione della bellezza celebrata dalla canzone che ha un effetto tranquillizzante sull’umore con la sua cadenza da andante.
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