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Pulp
This is Hardcore
1998
Island
di Marco Conigliani
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“It’s ok to grow up - just as long as you don’t grow old. Face it...you are young”. Con questo incipit di ispirazione mod i Pulp aprono il nuovo disco, tornano al loro pubblico dopo il successo di Different class e si confermano come uno dei gruppi inglesi più intelligenti degli ultimi anni. Con This is hardcore, l’istrione Jarvis Cocker e i suoi compagni si lanciano in una nuova rappresentazione interpretando nuovi personaggi. Non sono più le sagome di cartone in bianco e nero di tre anni fa ma le immagini digitalizzate di sé stessi contenute nel libretto. L’album colpisce sin dalle prime battute e stupisce per la pesantezza delle atmosfere e la gravità dei suoni. I Pulp, dopo aver precorso le strade del brit pop, smettono le vesti degli sfigati giocherelloni e decidono di fare sul serio. Date un’occhiata ai testi perché meritano di essere letti ma “prego, non durante l’ascolto del disco” come indicato nelle note, potreste distrarvi dalla musica. Lì troverete che “hardcore” è sofferenza, solitudine, squallore e violenza. Non c’è da stupirsi, dunque, se la musica dei Pulp non è mai stata così lenta e drammatica mentre della solarità di Common people e Disco 2000 non rimane nulla. Qui a prendere il sopravvento sono i cori epici di The fear e le chitarre di Party hard, cupe e potenti. This is hardcore è un disco forte, amaro ma bello ed estremamente curato nella realizzazione.
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05/02/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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