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Bob Mould
District Line
2008
Granary Music
di Andrea Salacone
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Con la morte nel cuore avevamo smesso di seguire la carriera di Bob Mould all’epoca del mediocre The Last Dog And Pony Show (1998), già preceduto dal poco digeribile album omonimo risalente a due anni prima. Il cantante chitarrista sembrava aver sparato l’ultima cartuccia valida a livello artistico con gli Sugar, per poi perdere credibilità con due dischi impaludati nell’ovvietà e nel già detto. Prima di District Line Mould ha pubblicato altre due opere (Modulate e Body Of Song) da cui abbiamo preferito tenerci alla larga, una volta saputo che si era messo a flirtare con l’elettronica. Il nuovo lavoro l’abbiamo acquistato per due motivi: 1) alcune recensioni che parlavano di un ritorno alla forma del songwriter; 2) la presenza in scaletta della meravigliosa Walls In Time, già contenuta in versione voce e chitarra acustica nel bootleg dal vivo The Calm Before The Storm. Purtroppo, dopo diversi ascolti, ci sentiamo di dire che l’album si rivela l’ennesima prova inutile incisa da Mould: una raccolta di canzoni venate da malinconia e da disillusione nei riguardi della vita e dei rapporti sentimentali (con testi come “I don’t want to dream about the future/ I only hope that I can make it to tomorrow”, in Who Needs To Dream?, o “So begins my ugly fall from grace – again”, in Again And Again) che niente aggiungono sul piano dei contenuti e della musica a quanto già espresso in passato dall’artista. Stupid Now rievoca le atmosfere di Workbook e Black Sheets Of Rain; Who Needs To Dream?, Return To Dust e The Silence Between Us rimasticano i pezzi degli Sugar, e Again And Again e Miniature Parade sono fotocopie di Stop Your Crying (dal secondo disco solista di Mould). Anche Walls In Time, ballata struggente nella nuda interpretazione immortalata sul bootleg sopra citato (la voce straziata faceva venire i brividi), nella resa in studio perde gran parte della sua intensità. Peccato. Per citare ancora Again And Again: “Sad attempts at poetry, sad attempts at happiness/ The sadness of reality”.
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07/04/2008 -
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