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Emer Kenny
Emer Kenny
1998
Triloka Records
di Marco Conigliani
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L’esordio discografico di Emer Kenny si inserisce nel fortunatissimo filone di musica tradizionale celtica e irlandese che ha dato vita negli ultimi tempi a un fenomeno di dimensioni sbalorditive. Ciò che stupisce, innanzi tutto, è come un genere così fortemente legato alla propria terra di origine possa interessare culture tanto diverse e lontane come la nostra. Riuscite a immaginare come verrebbero accolti in Scandinavia i canti popolari siciliani oppure le canzoni dialettali pugliesi? Per fortuna il disco di Emer Kenny non è solo una citazione dai Chieftains e da Enya. Forse gli elementi di novità non piaceranno ai puristi ma aprono uno spiraglio di internazionalità sulla musica dei celti. Il tentativo di andare oltre la tradizione e aggiungere qualcosa di nuovo al genere è chiaro sin dalla composizione dell’album in cui si alternano con una certa regolarità due tipi distinti di brani. Da una parte si trovano le ballate dal sapore più tradizionale in cui la voce eterea di Emer Kenny ricorda da vicino le prime apparizioni di Sinead O’Connor. Dall’altra sono i pezzi firmati da John Murphy, marito di Emer Kenny, in cui l’arpa, il tin whistle e gli altri elementi folcloristici sono affiancati da arrangiamenti tecnologici, basi funk e campionamenti. Nel complesso l’album suona bene ma è soprattutto l’intuizione della musica tecno-folk a rivelarsi efficace. Tutto sommato si poteva sviluppare meglio osando un poco di più
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05/02/2002 -
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