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Robert Fripp
The Gates of Paradise
1999
Discipline Global Mobile
di Marco Conigliani
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Tutto cominciò nel lontano 1973 quando Robert Fripp e Brian Eno firmavano a quattro mani No Pussyfooting. In quell’album Fripp affidava il suono della sua energica chitarra alle cure di Eno che ne processava il suono sino a renderla irriconoscibile. La tecnica, da cui presero le mosse la discreet e l’ambient music, si è affinata negli anni successivi prendendo prima il nome di “frippertonics” e in seguito, agli inizi degli anni novanta, di “soundscapes”. Alla base del suondscapes è l’improvvisazione mentre il principio consiste nel collegare in serie due registratori. Sul primo si incide la traccia che viene inviata al secondo, che a sua volta elabora opportunamente il segnale per poi trasferirlo nuovamente al primo. Il risultato è la riproduzione reiterata dello stesso accordo a distanza di parecchi secondi. Aggiungendo infine nuovi accordi si costruisce la frase musicale. The Gates of Paradise è il sesto album consecutivo che Fripp realizza con il soundscapes ed è un disco ambizioso, in cui vengono riposti addirittura significati religiosi. La spiegazione contenuta nel libretto su come la musica possa avvicinare l’uomo a Dio, potrà forse aiutare a dare un senso alle cascate di note cui Fripp ci sottopone, alle immagini sonore più o meno evocative, più o meno suggestive. Ma questo rimane un disco difficile, che richiede uno sforzo interpretativo fuori dal comune o, per chi ne avesse voglia, un autentico atto di fede. M.C.
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05/02/2002 -
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