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Ovvero: dato che la colonna sonora del film “8 Mile” ha venduto quintalate di dischi, riproviamoci con un “8 Mile 2” e vediamo di ripetere l’exploit. E’ successo già altre volte (mai sentito parlare di “More Music from the Big Chill” o “More American Graffiti”?) e non c’è nulla per cui stupirsi, niente che debba far gridare allo scandalo. L’evento, casomai, è che stavolta una gretta operazione discografica si traduce in un CD caldamente consigliato. ------------------------------------ Mentre l’”8 Mile” iniziale conteneva brani originali di artisti hip-hop contemporanei, questo sequel va a pescare dai maggiori hits del biennio ‘94-‘95, ergo: l’arco temporale in cui si svolge l’intreccio del film, e nel lasso del quale il protagonista Rabbit/Eminem dà il via alla sua faticosa scalata alle stelle dalle stalle in cui si trova. “More Music” è quindi una sorta di “American Graffiti” imperniato su anni che in retrospettiva appaiono basilari ai fini dell’affermazione dell’hip-hop a livello planetario. Si tratta degli anni della riscossa della costa Orientale degli USA dopo anni di dominazione del gangsta rap della West Coast, tramite artisti (e personaggi) del calibro di Nas (unica eclatante assenza da questa raccolta), del Wu-Tang Clan, di Notorious BIG e dei Mobb Deep. Biggie è qui rappresentato dal brano che forse più di tutti contribuì a farlo conoscere, quel “Juicy”, tratto dal suo primo album “Ready to Die” (1994) che campiona “Juicy Fruit” degli Mtume e che ognuno di noi avrà ballato almeno una volta in qualche discoteca; nonché dalla jam “Get Money” della posse Junior Mafia che lanciò la provocatoria sexy-rapper Lil’Kim. Sono molto presenti i Wu-Tang, al completo (in “C.R.E.A.M”, tratto dall’album d’esordio), e singolarmente (“Shimmy Shimmy Ya” di Ol’Dirty Bastard e ben due brani dal primo album solista di Method Man, “Bring The Pain” e “You’re All I Need to Get By”): niente da eccepire, chè la filosofia e le musiche “back to basics” dei Wu Tang costituirono buona parte del “sound del ‘94” (e poi del ’95), in diretta contrapposizione alle sonorità raffinate e un po’ decadenti provenienti dalla Città degli Angeli. Il lato più oscuro del nuovo hip-hop propugnato dalle parti di New York City è qui rappresentato dal duo di Queensbridge Mobb Deep, ovvero due perfidi teppisti dai nomi di Prodigy e Havoc: per loro, due brani (“Survival of the Fittest” e “Shook Ones pt.2”) di hip-hop “dark” e aggressivo al tempo stesso, tratti dal secondo album “The Infamous”. La Grande Mela è ancora presente con “Feel Me Flow” dei Naughty by Nature all’epoca già declinanti e quasi considerati “old school”, ma ancora capaci di piazzare una zampata di livello quasi paragonabile al loro sempiterno cavallo di battaglia “O.P.P.”. C’è ancora spazio per il Midwest di MC Breed che duetta con 2Pac nel memorabile singolo “Gotta Get Mine”; per gli Outkast di Atlanta, che con “Player’s Ball” e l’album che lo conteneva iniziarono ad innestare nell’hip-hop una dose di sana follia sudista; per gli sgangherati losangelini Pharcyde, il cui “Runnin’” mostra come la Daisy Age propagandata dai De La Soul avesse fatto proseliti anche nella città natale dello stile gangsta. -------------------------- Se ne esce, alla fine, con un documento sonoro compatto e soddisfacente su un momento storico in cui l’hip-hop stava lì lì per esplodere, ma era ancora in parte un fenomeno underground. Tra le note e i beats di “More Music” scorrono in rassegna innumerevoli trionfi, esempi di produzioni innovative e spartiacque, e rapper d’eccezione, ma anche, talvolta, la tendenza verso un annacquamento del genere per poco edificanti ambizioni di alta classifica, che traspare dalla versione mix (qui contenuta) di “You’re All I Need To Get By” di Method Man accompagnato dallla r’n’b singer Mary J Blige, come anche nella stessa (discotecara) “Juicy” di Biggie. In definitiva, un sintetico e azzecato Bignami, che ci ricorda come l’origine di tanto hip-hop che ascoltiamo oggi (alla radio, nei club, tra le mura di casa) sia rinvenibile tra i solchi dei brani prodotti in quel biennio: nel bene e, per tanti versi, nel male.
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