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Avete presente la quiete dopo la tempesta? Ecco, c’entra ben poco con i Les Fauves che rappresentano, forse, la quiete prima della tempesta. Quattro ragazzi che arrivano quatti quatti da Sassuolo: testa bassa, zero spavalderia (meno male dio) ma quando salgono sul palco picchiano, non poco, di basso e batteria. E vale la pena ascoltare. I Les Fauves debuttano rivelandoci quanto Our Dildo Can Change Your Life (Urtovox, 2006), un ep d’esordio di sei tracce ma anche efficace dichiarazione da intenti sonori garage e wave, ben accolto da pubblico e critica. Troppo presto per canzonarli? No, consensi meritati soprattutto se si pensa all’ampio rodaggio live che li vede impegnati nel corso del 2005. Tra un Benicassim e un Heineken Jammin’ Festival, e più di uno stage condiviso con band come Art Brut, Dirty Pretty Things e altri, i Les Fauves riescono ad incuriosire anche la stampa estera: il New Musical Express (NME) li addita come next big thing; non che tale giornale possieda una certa credibilità musicale, anzi, ma forse in tale occasione le blasonate pagine inglesi riuscirono a far trapelare un minimo di verità. Il dildo non avrà totalmente cambiato la placida vita emiliana dei Les Fauves ma nel settembre del 2007 li conduce, però, direttamente alla Mostra di Venezia, dove February Lullaby suona in Non pensarci, film di Gianni Zanasi. Canzone, non a caso, inclusa, nuovamente, nel primo album ufficiale: N.A.L.T. 1 A Fast Introduction (Urtovox, 2007). Ora siamo finalmente legittimati a pensare che i Les Fauves non procedono su percorsi unidirezionali. Vedi anche la recente collaborazione con Swayzak, duo electro inglese per il quale il cantante dei Les Fauves, Roberto Papavero, canta e compone la melodia vocale di Silent Luv. L’atmosfera di N.A.L.T. non rinnega l’origine garage rock della band ma sterza verso un suono più malleabile. Molte le differenze rispetto all’ep: le sei canzoni del dildo, in fondo, erano troppo lineari per poter qualificare decisamente l’indirizzo strumentale dei Les Fauves e bastava ascoltarli dal vivo per capire che dietro la malinconia wave ad uso ep c’era anche altro. Ora la differenza si sente, specialmente, da un punto di vista percussivo: più profondo e determinante nei momenti funky. Apre il disco Please Please Please perfetta sweet ballad con riff e linee totalmente incalzanti. Maggiore autonomia è raggiunta nei pezzi successivi. The Fallout Shelter e Twister Twist sono buoni esempi indie rock. Deliziose filastrocche da tastiera e batteria sono Fava Go Go Dancer e Novara che deragliano nel punk-funk più festoso. In No Spaghindie e Freak Riot appaiono i reali caratteri “dominanti” dei Les Fauves: il canto tirato che attecchisce sul finale, il basso che stride (molto brava silvia) e il solito bel giro di tastiere che consente l’autorevole salto ricercato; mentre intanto il pubblico combina smorfie stile yeah yeah, we dance cantando spaghindie rock and roll. La scrittura è ancora adeguatamente sfacciata e molto ironica. Attitudine punk con Bombs On The Siae e Alright. Manierismo rock rétro è Tom Ponzi’s Boogie. La conclusione è affidata a Heroin Melody che distende i muscoli precedentemente sovraeccitati in un inquietante e costante refrain da nebulosa psichedelica. N.A.L.T. 1, A Fast Introduction trascina con sè un sottotitolo: “la prima parte di una trilogia che parla delle luci e delle ombre del comportamento alieno”. Citazione da guerra fredda a parte, sarà una trilogia? Nel live di presentazione dell’album individuiamo già pezzi nuovi. Bene, allora, per ora, care fave prendiamo per molto buona la fast introduction ma attendiamo le rimanenti parti: fate veloce.
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