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Un gran bel disco, semplice e scarno quanto volete, ma anche curato e profondamente ispirato. Un autore sensibile e colto come Joe Henry non è di certo nuovo a cose del genere, ma questa volta, con la pubblicazione di “Civilians”, crediamo che abbia raggiunto davvero uno dei momenti più alti della sua carriera. La title track è molto bella, gradevole e affascinante, romantica senza essere sdolcinata, molto “jazzy”, per così dire, piacevolmente antica, così come il resto delle canzoni del disco, e ci riferiamo a piccoli capolavori come “You Can’t Fail Me Now”, “Time Is A Lion” e “Our Song”. C’è anche una importante venatura politica nei testi di canzoni come “Civil War” e la stessa “Civilians”, non una vera e propria denuncia intendiamoci, ma liriche attente e suoni puliti che lasciano intravedere a chi ascolta la possibilità di costruire un mondo migliore. Tale disco, così raffinato nella sua semplicità, è stato reso possibile dal contributo decisivo in sala di incisione di musicisti del calibro di Bill Frisell e Greg Leisz alle chitarre, di Patrick Warren alle tastiere, di Jay Bellerose, alla batteria, di Loudon Wainwright III, alla sezione vocale e di Van Dyke Parks al piano. Si passa dal folk alla canzone d’autore, dal jazz allo swing senza mutazioni apparenti, perché tutto confluisce come di incanto in una direzione unica, in una dimensione sola, quella dettata dal genio creativo di Joe Henry, mai come adesso così ispirato, così in forma. Quanto vorremmo che ci fossero tanti album del genere in giro. Non fatevelo mancare, mi raccomando.
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