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Ringo Starr
Liverpool 8
2008
EMI
di Andrea Belcastro
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Liverpool diventa quest’anno Capitale Europea della Cultura, allora quale migliore occasione per un po’ di revival nostalgici beatlesiani? Ringo Starr è il più lesto tra i due superstiti dello straordinario gruppo inglese ad approfittarne (Paul McCartney terrà tra qualche tempo un grande concerto celebrativo) e dare alle stampe un nuovo album. Delle qualità come batterista di Richard Starkey nei Beatles si è sempre discusso tanto, e dato per assodato che non sia mai stato esattamente uno strumentista di grande valore è altrettanto vero che probabilmente il suo ruolo nella band, sia come collante tra i vari membri e sia in alcune scelte negli arrangiamenti, è stato eccessivamente sottovalutato dai più. Detto questo è indubbio che i songwriters dei Fab Four fossero altri, nonostante Ringo abbia firmato e cantato una manciata di brani in mezzo ai capolavori della premiata ditta “Lennon-McCartney & sometimes Harrison”. Da solista, Ringo Starr ha incontrato nei primi anni ’70 fortune alterne con una serie di dischi ben prodotti e ricchi di collaborazioni illustri a partire dai suoi ex-compagni. Ma dalla fine di quel decennio e per tutti gli anni ’80 e ’90 la sua carriera, tra album mediocri e problemi di alcolismo, sembrava decisamente vicina ad una triste conclusione. Fin quando non arriva il 2003 ed il mezzo miracolo di Ringo Rama, album prodotto divinamente da Mark Hudson che con una patina rockeggiante (tra gli ospiti anche Eric Clapton e David Gilmour) nasconde gli evidenti limiti di scrittura e ci regala un album perlomeno godibile. Due anni dopo la coppia ci riprova con Choose Love che si rivela essere un mezzo fallimento. Ed ecco allora che dopo un paio di altre pubblicazioni (un live e una nuova raccolta) il big nose si ripresenta con questo Liverpool 8, stavolta potenziando il team di produzione con l’esperienza di Dave Stewart.
I problemi iniziano quando ci si accorge che, per quanti sforzi si possano fare per riuscire ad ascoltare un album del genere (che diciamolo: ha pretese artistiche pari a zero, essendo praticamente un prodotto di “laboratorio musicale” fatto semplicemente allo scopo di vendere e divertire, né più né meno come un album di Britney Spears) è davvero difficile trovare in questo caso qualche elemento salvabile e che possa rendere piacevole l’ascolto di questo disco per più di una volta. Partendo dalla title track, il senso di nausea prende il sopravvento dopo aver sentito le solite liriche saccarine e piene di nostalgia dei tempi ormai andati: “Liverpool me ne sono andato ma non ti ho mai lasciata […] con George, Paul e il mio amico John” che restituiscono l’idea di una persona che più leccapiedi e approfittatrice non potrebbe essere. Visto che pochi giorni fa ha anche ammesso che non vivrebbe mai a Liverpool e che ringrazia il cielo di essersene andato. Ma poi senti anche le dichiarazioni successive dei politici locali che da un lato si sentono offesi ma dall’altro lo ringraziano per i guadagni che gli ha portato, e allora ti chiedi se forse c’è proprio qualcosa di sbagliato ma sei tu a non accorgertene.
Il resto dell’album presenta canzoni piattissime e piene di melodie monocorde sostenute dalla scarsezza della voce di Ringo (anche se c’è da dire che la sue corde vocali non sembrano risentire del passare degli anni, nonostante ormai viaggi verso i 70 anni). “Gone Are These Days” poi è forse una delle canzoni più oscene ed irritanti che sia capitato di ascoltare negli ultimi 10 anni, salvata solo da un finale che ricorda gli ultimi U2 e Rolling Stones, non che questo sia un complimento, ma perlomeno distoglie dalla tentazione di gettare nella spazzatura il cd. La successiva “Give It A Try” poi sembra una outtake da A Hard Day’s Night dei Beatles, quasi una rivincita di Ringo per non aver cantato alcuna canzone in quel bell’album. Inutile anche questa. Tra altre accozzaglie di melodie trite e ritrite, e arrangiamenti completamente fuori dal nostro continuum spazio-temporale si arriva alla dolce e malinconica ballata “Love Is”, forse l’unico momento veramente apprezzabile nonostante Starkey cerchi in tutti i modi di affossarlo stonando nel ritornello.
Insomma Ringo, sei tanto caro e simpatico. Ma forse è meglio che ti dedichi ad altro; noi ti consigliamo di goderti i soldi.
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28/01/2008 -
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