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Quintorigo
In Cattività
2003
di Sonia Paolin
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E’ uscito il 21 di marzo “In Cattività” l’album dei Quintorigo. Il gruppo che ha rappresentato l’ultima interessante nuova proposta uscita dal Teatro Ariston nel lontano 1999. Il gruppo emiliano, guidato dalla straordinaria voce di John De Leo accompagnato da Valentino Bianchi al sassofono, Andrea Costa al violino, Gionata Costa al violoncello e Stefano Ricci al contrabbasso si è fatto apprezzare in questi anni sia dalla critica che dai fan. Dai primi i Quintorigo hanno ricevuto importanti riconoscimenti come il Premio della Critica e della Giuria di Qualità al Festival di Sanremo 1999, il Premio Tenco ’99 e il Premio per il Miglior Arrangiamento al Festival di Sanremo 2001. I secondi li hanno apprezzati nelle oltre 150 date del loro live. E’ durante le performance dal vivo che De Leo e compagni riescano a far emergere meglio le loro qualità artistiche, dove il virtuosismo vocale si piega all’intensità delle canzoni. Un gruppo quello dei Quintorigo che ha segnato sicuramente una rottura con le classiche musicalità nostrane: uno stile compositivo sicuramente eclettico e innovativo con forti inclinazioni sperimentali, che producono suoni in bilico tra la storia del jazz e della composizione classica ( molto evidente in tutti i musicisti) e il pop di fine millennio. In Cattività si preannuncia come un album intenso con la continua ricerca di nuove sonorità. La voce di De Leo abbraccia una gamma timbrica vastissima senza mai fare esercizio di stile. Anche la scrittura dei testi si è fatta sempre più minuziosa e letteraria. Il disco vuole andare oltre la solidificata forma canzone. Infatti all’interno delle 15 tracce che si trovano nell’album, emergono i tre movimenti di Raptus, la scommessa più importante dell’album. Non una canzone, ma un vero e proprio racconto, costruito su campionamenti e su scatti vocali, che narra di un condominio e del suo “inquilino inesistente”. Il testo e la tessitura musicale si ispirano direttamente alla Centuria 51 dello scrittore Giorgio Manganelli, e finendo per portarci in una surrealtà vicina agli scritti migliori di Dino Buzzati. Da sottolineare anche la delicata e intimistica di Dimentico di Ivano Fossati, dove le parole vengono avvicinate e sovrapposte per aumentarne in qualche modo i significati. I Quintorigo hanno sempre amato fare cover di brani classici (pensiamo a Purple Haze di Hendrix). Anche questa volta abbiamo un florilegio di interpretazioni degne di nota. Una Night And Day innervosita dalla frattura a cui viene sottoposta la melodia, la dolcezza di Darn That Dream che mescola il taglio jazzistico delle strumentazioni con toni volutamente retro’ e Clap Hands, di Tom Waits, che supera addirittura l’originale sul piano del rumorismo cupo ed ipnotico. Insomma un album che ha tutte le carte in regole per regalarci della buona musica.
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27/03/2003 -
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