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Holy Fuck
LP
2007
Young Turks
di Francesco Donadio
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In un periodo come l’attuale, in cui sembra che guardarsi indietro e rimasticare a ogni piè sospinto sia rimasta l’unica via possibile e/o praticabile, questa seconda prova del duo di Toronto Holy Fuck è una boccata d’aria fresca, e dona speranza che tempi migliori siano (finalmente) in vista. Non che Brian Borcherdt e Graham Walsh – i due Holy Fuckers, per l’appunto – abbiano magicamente, miracolosamente, estratto dal cilindro un nuovo inedito paradigma. Di antecedenti ne vantano anche loro, numerosi ed egregi al tempo stesso: il kraut-rock tedesco degli anni ‘70, l’elettronica “acida” britannica, il synth-rock “malato” dei newyorkesi Suicide e il Bowie della fatidica trilogia berlinese. Poi però è la geniale sintesi dei suddetti elementi che fa di “LP” un disco stratosferico, che odora di 2007 come pochissimi altri. Un disco strumentale ed elettronico – certo – ma di un’elettronica low-fi più attenta ai contenuti che alle forme, fatta più per essere pogata piuttosto che ballata. Senti l’inaugurale “Super Inuit” e la maestosa “The Pulse” e ripensi subito ai tedeschi Harmonia, quelli che nel ’74 incisero il tour de force “Monza”, se solo Moebius, Roedelius e Rother fossero stati sottoposti a una tosta dieta punk invece di passare il tempo a pascolare le pecore nella loro trista comune hippie amburghese. Senti invece “Frenchy’s” e ti vengono in mente i Prodigy, o meglio una loro versione alternativa, se Liam Howlett e Co. avessero mai deciso di rinunciare a dedicare tutti i loro sforzi unicamente al fine di arrivare in vetta alle classifiche. E “Lovely Allen” è un gioioso pezzo quasi-pop - un inno -, mentre per “Safari” e “Chopper” fanno fede i rispettivi titoli, che definiscono alla perfezione queste due tumultuose cavalcate elettroniche suonate da synth volutamente primordiali. Gli Holy Fuck, questi ultimi “figli dell’era silenziosa”, indicano una nuova direzione, rigorosa e frenetica al tempo stesso, in cui è cosa buona e giusta perdersi per poi danzare - per ora nel salotto di casa, ma domani (chi sa mai..?) nelle più trendy megadiscoteche - come dervisci impazziti. Se la battono, a pari merito con i Battles di “Mirrored”, per il titolo di perfetta colonna sonora dei nostri tempi.
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02/01/2008 -
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