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Nuovo disco per gli Angels Of Light, l’ultima creatura in ordine di tempo venuta fuori dal genio creativo di Michael Gira, già leader degli Swans, indimenticato gruppo del periodo più oscuro del post punk americano. Molto tempo è passato da allora e sono tante le cose che sono cambiate. D’altra parte Michael Gira non ama ripetersi e il distacco dagli Swans è stato tanto doloroso quanto necessario. La sua nuova vita come Angels Of Light comincia nel 1999, quando sceglie di dare una direzione interamente nuova alla sua musica. Le sue canzoni diventano più strutturate, le armonie che danno vita ai nuovi brani sono più facilmente identificabili, più distinte. Più Bob Dylan e Johnny Cash che “Holy Money” insomma, e i fan dei vecchi Swans avrebbero tutti i motivi per sentirsi un po’ disorientati. Sono certo però che saranno in grado di comprendere fino in fondo il fascino e la bellezza di questo “We Are Him”, uno fra gli album più belli pubblicati quest’anno. Il disco alterna giuste dosi di rock energetico, sperimentale e grezzo, a delle soluzioni acustiche di straordinaria delicatezza, e vede la partecipazione di musicisti già collaboratori degli Swans, dei R.E.M. e di Antony and The Johnsons. Su tutto la vocalità intensa, ma al tempo stesso distante, di Michael Gira, ultimo testimone di una umanità diversa, pura e sincera, fuori dai canoni, finalmente matura e consapevole, sebbene sola. Sotto il profilo stilistico, in alcune sue parti, l’album deve molto al folk acustico sperimentale di Devendra Banhart, di cui Michael è un fervente ammiratore. Se brani come “Black River Song“, “My Brother’s Man” e “We Are Him”, la “title track”, sono inquieti ed incalzanti, animati da una struttura elettrica e percussiva che ricorda molto l’ultimo Nick Cave con i Grinderman, il lato intimo, più nascosto di Michael Gira viene fuori nell’assolo di piano di “Promise Of Water” o su brani come “Star Chaser” e “Sometimes I Dream I’m Hurting You” o ancora nella bellissima “Not Here Not Now”, una ballata acustica cadenzata e lenta, ma carica di tensione e profondamente ispirata; un brano che al suo interno possiede un qualcosa di epico e di ancestrale, una religiosità disillusa ed ansimante capace però di guardare ancora verso il cielo.
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