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Mick Jagger
The Very Best Of
2007
Rhino
di Andrea Belcastro
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Che Mick Jagger sia uno dei più grandi frontman che la storia del rock abbia mai visto solcare i palchi di mezzo mondo, è cosa nota ai più. Molti però, forse, non sanno che il baronetto dei Rolling Stones abbia anche prodotto una manciata di belle canzoni durante le sue sporadiche avventure soliste. E questo The Very Best Of è nato furbescamente per ricordarcelo, patetica foto di copertina permettendo.
Mick Jagger ha iniziato la sua piccola carriera solista già nel ’70 (poco dopo capolavori immortali come Beggars Banquet e Let It Bleed degli Stones, per intenderci) con la canzone “Memo For Turner” colonna sonora del relativo film in cui Mick interpretava (!?) la parte di una rockstar. La chitarra slide in tale brano è suonata da Ry Cooder. E questo delle prestigiose collaborazioni è un pò il filo conduttore di tutta la raccolta. La tracklist parte subito con il botto, con quella che è la canzone, più famosa, se non addirittura la più bella, del repertorio. “God Gave Me Everything” datata 2001, che si avvale dei preziosi tecnicismi chitarristici di Lenny Kravitz, è un rock potente e veloce di sicuro impatto e con un ritornello orecchiabile. Dello stesso recente periodo sono anche la ballata springsteeniana “Joy”, impreziosita dal duetto con Bono Vox, e la lenta e drammatica “Don’t Call Me Up” con un Jagger in gran spolvero con le sue sempre sensuali corde vocali.
Quel che si nota in ogni caso, è la grandissima varietà di generi che Jagger ha esplorato da solista, probabilmente molti di più di quanti ne abbia fatto con gli Stones stessi, svariando dai classici blues e rock a ritmi meno usuali come il reggae (la canzone “(You Got To Walk And) Don’t Look Back” con l’ex Wailers Pete Tosh ne è l’esempio diretto) e la dance ed altri quasi esotici che strizzano l’occhio alle sonorità americo-latine come il singolo “Charmed Life”, vecchio inedito ripulito e ripescato per l’occasione. Menzione speciale meritano poi, rispettivamente “Too Many Cooks” inedito risalente al famoso Lost Weekend di John Lennon nel ’73 in quel di Los Angeles, dove l’ex Beatle tra una birra e l’altra trovò il modo di suonare in un album di Harry Nilsson e produrre questo brano funky per Jagger, che nonostante si avvalga di sessionmen d’eccezione come gli stessi Nilsson e Lennon oltre a Jesse Ed Davis, Jack Bruce e Al Kooper è rimasto nel dimenticatoio per 34 lunghi anni. L’altra canzone da segnalare è “Dancing In The Street”, registrata in occasione del primo Live Aid, che unisce per una occasione due delle voci più importanti di sempre, visto che a far da spalla a Jagger in questa occasione è il signor David Bowie. Raccolta piacevole, forse più adatta ai completisti rollingstoniani che al grande pubblico, ma pur sempre una buona occasione per riascoltare delle belle o quantomeno curiose canzoni.
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11/12/2007 -
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