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Lo sleaze sporcato di blues e ingioiellato di glam è più di un genere musicale per i suoi fans. È uno stile di vita, e non lo dico perché non sapevo come iniziare l’articolo, ma perché io per prima sono una sleaze-addicted. Per me, nata negli anni ’90, questa è in realtà una divina sofferenza: vivo quasi come una mia mancanza l’essermi persa gli Eighties, momento in cui lo sleaze ha prosperato. Vedere gruppi di aitanti 25enni cimentarsi, con tanto di capelli cotonati e catenelle, in questo genere mi riempie sempre di gioia. Come non nominare i Crashdiet del compianto Dave Lepard o i Vains of Jenna, scandinavi tanto quanto il gruppo storico che lo sleaze l’ha probabilmente inventato: gli Hanoi Rocks del biondissimo Michael Monroe. Il gruppo che invece sottopongo alla vostra attenzione arriva da Santa Cruz (basta guardarli per sentire il sole della California scottare sulla pelle) e si fa portavoce del verbo di Motley Crue, Guns N’ Roses, Poison e Ratt con un disco d’esordio davvero notevole. Binge Daniels (voce), Jonny Prynce (chitarra), con il quale ho avuto il piacere di scambiare qualche mail, Tyno Vincent (basso) e Spanky Savage (batteria) sembrano dunque usciti da un fumettone sex-drugs-rock n’ roll, tanto da aver chiamato il loro album Take It Sleezy. Sarò di parte, ma accidenti, quando ho messo Take It Sleezy nello stereo mi sono esaltata: la chitarra picchia come deve senza lasciare a chi ascolta il tempo di concentrarsi sulle note. Sì, perché si percepisce subito un’ondata di energica musica, sincera come un pugno in pieno viso, con qualche eco di Def Leppard qua e là. Già la prima track, Midnight Ride, ci presenta una band rodata, con un singer dalla voce personale, acuta e potente, ben supportato da cori ritmati. Ogni traccia scorre con fluidità rispetto alla precedente e alla successiva, in un rock show pronto a soddisfare i fini palati dei fans di hard rock. Il solo di Sleeze Desease è un giubilo, il blues di Back N’ Blue ha un ritornello killer (sono come minimo tre giorni che vado in giro canticchiando “Just love me! Love me black n’ blue!!” ...sperando di non essere sentita da alcuno anglofono) e anche Vendetta e No. 1 sono dei gran pezzi. Il primo singolo è forse il più adatto a diventare il manifesto di una nuova generazione di glam-rockers: si chiama Scream & Shout, e spero vivamente che gli emittenti tv ne trasmettano il video, immagini forti che possono essere riassunte nella frase: live fast, die young, stay beautiful. La canzone batte secondo dopo secondo, con riffs nuovi e freschi; insomma nulla a che vedere con le solite songs collage di vecchie glorie. Diciamo che il disco è talmente bello che potrebbe essere un rimastone di un paio di decenni fa, anzi, se fossi un Gunner o un Crue mi sentirei orgoglioso del mio insegnamento!! Il buon Gilby Clarke (ex Guns N’ Roses appunto), qui in veste di produttore, dimostra di avere fiuto nello scovare nuovi talenti poiché, se di certo i Dirty Penny non inventano niente, sanno proporsi in modo decisamente originale, belli e bravi che è un piacere.
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