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Bon Iver
For Emma, Forever Ago
2008
Jagjaguwar Records
di Emanuele Tamagnini
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Justin Vernon è un ragazzone paonazzo, barbuto, figlio dell'inverno del Northwestern Wisconsin (Eau Claire). Figlio della neve che ricopre austera forme e colori. Figlio della quiete e dei grandi spazi. Figlio di una voglia di eremitismo trasfuso in nove brani che parlano d'amore, di tormenti, di sofferenza. Da una visuale privilegiata immersa nel silenzio dell'anima. Nove brani che compongono "For Emma, Forever Ago", già uscito come autoproduzione nell'Ottobre appena passato, e già unanimamente assurto a irresistibile affresco da cui non prescindere nel 2008. Perchè il disco verrà stampato dalla sempre vigile Jagjaguwar. Bon Iver (da pronunciare bohn eevair, in francese buon inverno) è il progetto di un'estetica sorprendente. Di un'immediatezza disarmante. Di una bellezza entusiasmante. Se il falsetto di Vernon (mai disturbante peraltro e a volte tradotto in baritonale) può ricordare le atmosfere alla Iron & Wine, il trionfo dei sentimenti e del cuore non è ascrivibile a nessun collega contemporaneo. Registrato dallo stesso artista in solitaria con una manciata di microfoni ed un equipaggiamento assai datato, "For Emma, Forever Ago", ha il passo del masterpiece. Il passo distintivo del colpo del fuoriclasse. Dimenticate la noia tracimante del Nebraska di Bright Eyes, le ambizioni da prima pagina di Sufjan Stevens, le spocchiose pose da figlio di papà con le toppe sul cappotto di Devendra Banhart (e qualcuna anche sul culo), buttate nel cestino gli sgabelli, le luci soffuse, l'idea della cultura folk così come ve l'hanno inculcata da bambini. Bon Iver è magia. E non importa che nelle nove tracce figurino alcuni ospiti della comunità jazz di Minneapolis o altri meno noti della locale scena musicale di Eau Claire. Non importa nemmeno sapere che Vernon faceva parte dei DeYarmond Edison piuttosto che il touring guitarist dei Rosebuds. E che dal vivo si esibisce in duo o in quartetto. Solo dettagli secondari. Ciò che più importa è la meraviglia di un album che farà parlare ancora tutti. Ne siamo certi. Come sempre. Ricordatevi allora di queste righe. Non ho mai avuto un'amica di nome Emma. Ma in questo momento cresce il rammarico di non averne mai incontrata una. Capolavoro. Capolavoro. Capolavoro.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
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30/11/2007 -
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